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Punti d'interesse

Candia

Dalle pendici del Monte Santo Stefano, i tetti di Candia si affacciano sul Lago. Il panorama offerto è maestoso: da una parte lo sguardo spazia verso la pianura con le colline del Monferrato, i colli di Superga e della Maddalena, alle spalle di Torino, e sullo sfondo il profilo perfetto del Monviso; verso nord, invece, i verdi rilievi del Canavese con la Serra d'Ivrea si stagliano contro le Alpi del Mombarone e del Gran Paradiso.
Su queste terre, durante il XIII ed il XIV secolo, il vescovo Conte di Ivrea, il Marchese di Monferrato ed il Principe d'Acaja furono protagonisti di numerosi scontri: l'antica Torre di Castiglione ed il Castello di Candia restano a testimonianza di lotte e contese per la conquista del territorio.
Anche l'architettura di culto vanta antiche origini: la chiesa di Santo Stefano al Monte, del XI-XII secolo, sorge probabilmente sulle rovine di antichi luoghi di culto pagani, e la Pieve di San Michele ha origine tardo romana.
Molto più recente è il primo nucleo del Palazzo Comunale che risale al XVII secolo: le modifiche apportate nel corso degli anni hanno ampliato ed arricchito l'edificio originario che oggi è costituito da una serie di locali che si affacciano su una piccola piazzetta. In un angolo della piazzetta si può ancora osservare un'antica ghiacciaia rotonda che i pescatori di Candia utilizzavano per conservare il pesce pescato durante la stagione calda: questo sistema, semplice ma ingegnoso, consentiva loro di commercializzare il prodotto durante tutto l'anno.

Per informazioni: Comune di Candia - Tel. 011/9834645 - 011/9834400 - Fax 011/9834583


 

Mazzè

L'origine di Mazzè risale probabilmente ai primi insediamenti che i Liguri crearono nel X secolo a.C. sulle loro strade di transumanza. Nel corso dei secoli su questo territorio si avvicendarono Celti, Romani, Barbari, Longobardi e Franchi: solo nel 1110 la famiglia Valperga, con l'investitura del titolo di Conte ad uno dei suoi membri, legò indissolubilmente il suo nome a quello di Mazzè. L'attuale struttura del Castello si deve proprio ai Conti di Mazzè, ma il nucleo originario, con la cripta e l'ara recentemente riportate alla luce, risalgono al periodo celtico.
Il complesso, che oggi ospita matrimoni, mostre e convegni, è in realtà costituito da due castelli: quello piccolo edificato nel XIII secolo, e quello grande, ricostruito nel secolo scorso secondo lo stile architettonico medioevale. Nei sotterranei è possibile visitare il Museo della Tortura che ospita una collezione di oggetti e strumenti utilizzati dalla Santa Inquisizione e provenienti in gran parte dalla Spagna.
Il percorso si snoda tra i sotterranei romani e la cisterna d'assedio del II secolo a.C., la cripta celtica, l'antro degli eretici, la cappella funeraria del XV secolo e le prigioni e la ghiacciaia del XVI secolo.

  • Visite guidate: sabato e festivi - ore 14.30/18
  • Visite comitive: tutti i giorni su prenotazione
  • Il Castello rimane chiuso alle visite da dicembre a febbraio e dal 1° al 14 di agosto Tel. 011/9835250 - Fax 011/9830426

Per informazioni: Comune di Mazzè - Tel. 011/9835901 - 011/9835481 - Fax 011/9830478


 

Vische

L'origine del primo nucleo di Vische risale al 420 d.C.: i barbari del Nord, tra cui gli Allobrogi e gli Svevi, si stabilirono nell'Italia Settentrionale e costituirono alcuni centri abitati tra il Lago di Candia, la Dora ed i boschi circostanti. L'ipotesi che il nome di Vische derivi da un'antica parola tedesca (Quitsken) che significa "il guizzo del pesce" sembra piuttosto probabile: la pesca doveva infatti costituire, insieme alla caccia, la principale fonte di sostentamento di questi popoli. Una delle frazioni fu in seguito denominata Viscano: la finale del nome, come Cigliano ed Albiano, ne evidenzia l'origine romana.
Durante il Medioevo Vische fu prima feudo ecclesiastico del Vescovo di Ivrea e poi laico, in mano ai Signori di Barone, a Filippo d'Acaja, ai Marchesi di Birago. Infine, nel XX secolo, tutti i possedimenti dei Birago vennero lasciati all'ospedale Amedeo di Savoia che, dopo la prima guerra mondiale, ne propose l'acquisto ai contadini che da generazioni vi avevano lavorato: in questo modo le cascine ed i terreni, appartenute da sempre ai feudatari e ai ricchi Signori, diventarono proprietà degli agricoltori vischesi.
Le numerose architetture rurali disseminate sul territorio, le decine di cappelle votive e tabernacoli ancora oggetto di culto e devozione, le forme del paesaggo agricolo restano a testimonianza delle vicende storiche ed economiche che caratterizzarono lo sviluppo di Vische.

Per informazioni: Comune di Vische - Tel. 011/9837493 - 011/9837501


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