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L'Area Protetta

Carta d'identità

  • Superficie a terra (ha): 388,00
  • Quota minima (m): 330
  • Quota massima (m): 837
  • Regioni: Piemonte
  • Province: Torino
  • Comuni: Piossasco
  • Provv.ti istitutivi: LR 19 29/06/2009
  • Elenco Ufficiale AP: EUAP0886

 

 

Il Territorio

Il territorio del Parco, totalmente di pertinenza della cittadina di Piossasco, si estende per circa 377 ettari ad una quota tra i 300m e gli 837 m del Monte San Giorgio, che rappresenta la propaggine più avanzata della catena alpina verso la pianura torinese. La flora del Parco conta in tutto 434 specie delle quali molte sono di particolare interesse per la loro rarità o per la particolare distribuzione come la Cheilanthes marantae, felce xerotermofila a distribuzione frammentata o la Paeonia officinalis, splendida specie rara a livello nazionale. Per quanto riguarda l'interesse zoologico è possibile osservare un'importante ornitofauna con rarità eco-geografiche come la Sylvia melanocephala comunemente detta occhiocotto o il Circaetus gallicus meglio noto come biancone. Inoltre è presente una notevole varietà di Carabidi, famiglia di coleotteri, considerata importante per la sua utilità come indicatore ecologico.

Il Parco Naturale di interesse provinciale del Monte San Giorgio

L'area del Monte San Giorgio ha particolare interesse paesaggistico per la sua posizione a ridosso della pianura (316 - 836 metri s.l.m.) costituendo un balcone naturale che offre sorprendenti panorami su gran parte delle Alpi occidentali e sulla sottostante pianura agricola; esso ospita una interessantissima vegetazione legata alle particolari condizioni climatiche; sulle pendici dominano i boschi di roverella, talora è presente il leccio ed il carpino nero, mentre l'ulivo, coltivato da tempi antichi, riesce eccezionalmente a raggiungere la maturazione.
A partire dagli anni '20 e fino agli anni '70 iniziò l'impianto di conifere a rapida crescita che si estende attualmente su vaste superfici. Di particolare interesse è la popolazione faunistica ed in particolare la carabidofauna; sono state censite 59 specie di uccelli tra cui importante è la presenza di alcuni rapaci (astore, gheppio, poiana).
Le favorevoli condizioni climatiche che caratterizzano le pendici del Monte San Giorgio hanno agevolato fin dall'antichità l'insediamento umano; i primi reperti risalgono all'VIII secolo a.C., più consistenti sono le testimonianze di epoca romana. Il costone che dalla cima scende verso sud ospita i più importanti insediamenti storici: le rovine del Castello del Gran Merlone sono di epoca longobarda; un altro Castello iniziato nel XVI secolo non fu mai completato; il Castello dei Nove Merli è tuttora abitato. Questi Castelli facevano parte di un complesso sistema fortificato di cui rimangono le tracce delle mura e che dovevano comprendere nella parte più bassa due complessi difensivi.
Di particolare rilievo è la Cappella dedicata a San Giorgio ed edificata sulla vetta, a quota 837 metri, intorno all'anno 1000 ad opera dei Frati Benedettini; nei pressi dell'area a Parco sono numerose le testimonianze di rilievo storico ed artistico/architettonico; il centro abilitato di Piossasco (Bourgià) conserva riconoscibile l'antico tessuto urbano costituito da edifici rurali, mulini, cappelle, ville circondate da parchi; la Chiesa di San Vito con il suo Monastero conserva dell'antico impianto romano l'abside nella parte inferiore del campanile, al suo interno contiene affreschi del '400 e dipinti del '700.

Foto di Lingua Antonio

Flora e aspetti vegetazionali

Il Monte San Giorgio ospita una interessantissima vegetazione legata alle particolari condizioni climatiche e conta in tutto 434 entità tra cui diverse specie considerate rare e altre degne di attenzione per la loro particolare distribuzione. Nel seguente elenco vengono riportate alcune delle specie di maggior interesse dell'area:

  • Cheilanthes marantae - felce xerotermofila rara a scala nazionale e piemontese, dove vive su rupi aride e muri in localizzazioni prealpine
  • Adiantum capillus-veneris - felce termofila e igrofila, rara in Piemonte
  • Asplenium cuneifolium - localizzata a nord della pianura padana e secondo Pignatti molto rara
  • Paeonia officinalis - splendida specie rara a livello nazionale e locale
  • Pulsatilla halleri - specie con caratteristiche steppiche, endemica delle Alpi dalla Lombardia al Piemonte, considerata rarissima da Pignatti
  • Isatis tintoria - interessante relitto di antiche colture tintorie
  • Alyssum argenteum - endemica delle Alpi occidentali
  • Rosa inodora - specie alpina e appenninica considerata rara da Pignatti
  • Dictamnus albus - bellissima specie protetta
  • Lonicera etrusca - quelle di Monte San Giorgio sono tra le pochissime stazioni piemontesi note
  • Festuca paniculata - la stazione di vetta del Monte San Giorgio è una delle poche piemontesi di bassa quota
  • Phleum phleoides - specie rara a livello nazionale.
  • Quercus ilex, Olea europaea e altre specie mediterranee costituiscono l'elemento floristico più interessante dell'area, testimoniando la mitezza del clima invernale.

La copertura forestale è l'aspetto dominante che caratterizza il paesaggio e l'ecosistema del Monte e ne costituisce uno dei principali elementi di interesse dal punto di vista paesaggistico e della fruizione pubblica.
Su vaste superfici la vegetazione ha un'origine artificiale: a partire dagli anni '20 e fino agli anni '70 iniziò l'impianto di conifere a rapida crescita soprattutto sui versanti esposti a sud ovest e a ovest. Sul versante meridionale, per ragioni climatiche e ambientali, sono presenti aree abbastanza estese a prateria xerica, punteggiata più o meno radamente da esemplari arborei di pino nero (introdotto artificialmente e seriamente compromesso da un disastroso incendio nel febbraio 1999), rovere e roverella; talora è presente il leccio ed il carpino nero, mentre l'ulivo, coltivato da tempi antichi, riesce eccezionalmente a raggiungere la maturazione. Aree coperte da robinia connotano pendici gradonate un tempo coltivate a vigna. Alle quote più alte dei versanti settentrionali del monte prevalgono boschi cedui di rovere, localmente misti in modo irregolare al castagno e ad altre latifoglie.

Archivio CEDRAP / Alpe Dante

La Fauna

Il Monte San Giorgio ha tutti i requisiti per costituire una zona di notevole interesse naturalistico e, in particolare, zoologico, anche se sono poche le ricerche effettuate sulla fauna dell'area e ancora meno i dati pubblicati.
Le peculiarità del Parco sono:
- presenza di un elevato numero di specie nidificanti rispetto alla ridotta superficie territoriale dell'area;
- contemporanea presenza di specie con esigenze ecologiche molto diverse (specie alpine e mediterranee insieme);
- presenza di diverse specie rare o comunque poco comuni a livello regionale.

Tra le specie presenti segnaliamo:

  • Bigia grossa (Sylvia hortensis): specie migratrice appartenete alla famiglia dei Silvidi; misura circa 15 cm, ha penne di colore bruno grigio scuro e il petto più chiaro. Depone da 3 a 5 uova tra fine aprile e fine giugno e si nutre di invertebrati e bacche. La bigia grossa nidifica in aree calde e asciutte e frequenta anche frutteti e oliveti. Il canto è un dolce gorgheggio.

  • Occhiocotto (Sylvia melanocephala): passeriforme appartenente alla famigli dei Silvidi; lungo circa 14 cm, con un piumaggio di colore grigio-nero nelle parti superiori e bianco-rosso in quelle inferiori. Si trattiene spesso nelle boscaglie di basso fusto e non migra. La covata consta di 4 o 5 uova con un guscio bianco o verde punteggiato di bruno e di azzurrognolo. Si nutre di insetti.

  • Falco pellegrino (Falco peregrinus): appartenente alla famiglia dei Falconidi. Ha un'apertura alare da 95 a 110 cm, è lungo di 36-48 cm e la velocità di volo può superare i 200 Km/h. Il piumaggio è grigio-blu superiormente e beige pallido con sottili strie trasversali scure, inferiormente. Ha le tipiche caratteristiche dei rapaci come becco adunco, zampe robuste e artigli affilati. E' un uccello piuttosto chiassoso e spesso lo si sente emettere richiami acuti. Il suo volo è potente e veloce, con battiti non molto profondi. Nidifica in piccole cavità sui fianchi delle rupi, inaccessibili ai predatori. Depone 2-6 uova tra la fine di febbraio e l'inizio di aprile.

  • Biancone (Circaetus gallicus): uccello raro appartenente alla famiglia degli Accipitridi, con ali larghe e sfrangiate. Si nutre quasi esclusivamente di serpenti. Lungo 62-67 cm, con apertura alare di 185-195 cm. Le parti superiori vanno dal bruno chiaro al marrone scuro, mentre le parti inferiori sono bianche con barrature più o meno evidenti, sia sul corpo che sulle ali. Costruisce un grande nido in cui depone in genere un unico uovo.

Nei boschi del Monte San Giorgio è stata rilevata la presenza di una importante fauna invertebrata, tra cui spiccano i Carabidi, famiglia di Coleotteri, a cui appartiene il Carabus coriaceus. All'interno del Parco è anche possibile avvistare le tracce del cinghiale (Sus scrofa): si ciba di radici, ghiande, e altri vegetali, ma anche di insetti e piccoli animali.

I boschi di pino nero del Monte San Giorgio presentano attacchi di Processionaria del pino (Traumatocampa pityocampa): le larve di questo lepidottero si nutrono degli aghi delle conifere, provocandone defogliazioni e rendendole vulnerabili ad altre patologie. In inverno le processionarie realizzano un nido compatto posto all'apice o dell'asse del fusto o dei rami, in cui si riparano nei mesi più freddi. Le larve mature, da fine febbraio a inizio aprile, abbandonano definitivamente i nidi e scendono al suolo in fila indiana formando delle vere e proprie processioni, per interrarsi nei luoghi più soleggiati e caldi fino a 20 cm di profondità: qui tessono un bozzolo entro il quale avviene la metamorfosi in farfalla. Si raccomanda di non disturbare le processioni e di non toccare i bruchi poichè presentano sul dorso dei micropeli che, a contatto diretto o per dispersione nell'ambiente, possono provocare reazioni epidermiche e allergiche (soprattutto in soggetti particolarmente sensibili).

La Geologia di Monte San Giorgio

Il rilievo del Monte San Giorgio e parte dei rilievi immediatamente ad ovest rappresentano l'estrema propaggine meridionale del Massiccio ultrabasico di Lanzo, che si protende a nord oltre la Stura di Lanzo nella zona di Balangero. Questo Massiccio è costituito da lherzoliti (peridotiti ad olivina e pirosseni) in parte trasformate dal metamorfismo alpino in serpentiniti; le peridotiti rappresentano porzioni di mantello superiore, risalite durante la tettogenesi alpina. A queste masse ultrabasiche sono associate altre rocce metamorfiche (le prasiniti) provenienti dalla trasformazione di crosta oceanica. Nel Massiccio di Lanzo, alle rocce già descritte, si associano le pietre verdi: sono rocce molto resistenti all'alterazione che danno origine a pendici ripide, affioramenti rocciosi e rilievi aspri. I suoli, già di per sè poco evoluti a causa della natura delle rocce sottostanti, sono stati ulteriormente degradati dalle attività antropiche che hanno favorito il pascolo a scapito dei boschi. Questi suoli sono molto poveri e, salvo dove è rimasto il bosco, sono stati decapitati dallo scorrimento delle acque meteoriche che li hanno privati dell'orizzonte umifero; questo, comunque, se è ancora presente, poggia direttamente su antichi orizzonti profondi di tipo B, ricchi di limo e argilla, piuttosto compatti e pesanti, di un caratteristico colore rossastro dovuto agli ossidi di ferro e pH sub-acido.

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