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Riserva Naturale delle Falesie di Duino

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L'Area Protetta

Carta d'identità

  • Superficie a terra (ha): 107,00
  • Regioni: Friuli Venezia Giulia
  • Province: Trieste
  • Comuni: Duino-Aurisina
  • Provv.ti istitutivi: LR 42, art. 49 30/09/1996
  • Elenco Ufficiale AP: EUAP0982

Ulteriori informazioni: www.regione.fvg.it

Dati scientifici

 

 

La Riserva naturale

La Riserva naturale regionale delle Falesie di Duino è stata istituita con la L.R. n. 42 del 30 settembre 1996. Comprende un'alta e ripida costiera calcarea, una fascia ristretta dell'altipiano carsico e la fascia di mare antistante per una superficiedi 107 ettari. Ricade nel comune di Duino - Aurisina (obcina Devin - Nabrezina) e  sotto la  giurisdizione della Stazione forestale di Duino - Aurisina. La Riserva si trova in un'area di grande interesse naturalistico. Lungo la costiera triestina, di cui la Riserva fa parte, avviene il passaggio dal dominio biogeografico medioeuropeo a quello mediterraneo.
Il Carso, inoltre, rappresenta un'area di transizione tra due regioni del dominio medioeuropeo: quello alpino e quello illirico.
Per questo motivo vivono qui le specie vegetali ed animali centro - europee, illirico - balcaniche e mediterranee. Nell'area si riscontra così un elevato grado di biodiversità, cioè un alto numero di specie rispetto alle dimensioni del territorio. Le Falesie di Duino sono l'unica stazione a livello mondiale della Centaurea kartschiana, una pianta che cresce sulla parte delle Falesie più vicine al mare.
Di notevole valore sono anche gli aspetti paesaggistici: la bianca roccia calcarea è protagonista nella Riserva, sia come singoli torrioni lungo la costa, sia come gli affioramenti rocciosi lungo il ciglione, ben modellati dai fenomeni di carsismo di superficie come, per esempio, le scannellature. Lungo il ciglione delle Falesie, tra il Castello nuovo di Duino e la baia di Sistiana, costeggiando resti delle postazioni militari, si snoda il sentiero Rilke, inaugurato nel 1987, dal quale si può ammirare il vasto panorama sul golfo di Trieste, dalla foce dell'Isonzo fino a Punta Salvore in Croazia.

Tutela

L'area delle Falesie di Duino è una delle zone individuate dalla legge nazionale n. 442/1971 (nota come  legge Belci) come ambito di particolare pregio naturalistico e dunque proposta come area protetta.
Nel 1978 le Falesie furono incluse nell'ambito di tutela "F.4 Lembo costiero", previsto dal Piano urbanistico regionale generale (PURG), che proponeva l'istituzione in Regione di 76 ambiti di tutela e 14 parchi regionali, rimasto però inattuato.
Con la legge regionale n. 42 del 1996 art. 49 è stata istituita la Riserva naturale regionale delle Falesie di Duino, che comprende l'area già prevista dalla legge Belci. Ai sensi della L.R. 42/96 art.3 una Riserva naturale regionale comprende un territorio caratterizzato da elevati contenuti naturali ed in cui le finalità di conservazione sono prevalenti. La stessa legge, art. 55, prevede anche la costituzione di un'area naturale protetta di valenza nazionale ed internazionale del Carso, nella quale sarà compresa anche la Riserva naturale regionale delle Falesie di Duino.
La Riserva naturale regionale delle Falesie di Duino, assieme alla parte terrestre della baia di Sistiana, è stata proposta come sito di importanza comunitaria (SIC). Questi siti sono stati previsti dalla Direttiva 92/43 della Comunità europea,  la quale  dispone che gli Stati membri dell'Unione individuino sul proprio territorio delle aree che ospitano specie animali e vegetali e habitat elencati negli allegati della direttiva stessa. La conservazione di queste specie e habitat è considerata una priorità a rilievo europeo. I siti di importanza europea faranno parte di una rete europea di aree protette denominata Natura 2000.   L'inclusione tra queste aree delle Falesie di Duino è avvenuta  grazie al fatto che esse rappresentano  l'unico esempio di scogliera alta della costa adriatica settentrionale italiana e sono l'unica stazione mondiale della pianta endemica Centaurea kartschiana.
Per quanto riguarda gli animali, nelle Falesie nidificano specie di uccelli al limite biogeografico del loro areale di distribuzione come l'occhiocotto (Sylvia melanocephala), la sterpazzolina (Sylvia cantillans) e  il passero solitario (Monticola solitarius). Le Falesie di Duino sono inoltre la stazione più occidentale dell'areale di distribuzione del serpente gatto (Telescopus fallax).
L'accesso nella zona della Riserva compresa tra il sentiero Rilke e la riva del mare è vietato dal 1984 da una serie di ordinanze del Sindaco del Comune di Duino - Aurisina, nelle quali viene riportato un lungo elenco di divieti, come il divieto di transito lungo il sentiero Rilke con i mezzi a ruote, il  divieto di arrecare disturbo alla fauna selvatica nella zona interessata dal sentiero Rilke, il divieto di condurre cani senza guinzaglio, il  divieto di usare radio, mangianastri e simili nella pineta di Duino.

Geomofologia

Il calcare delle Falesie di Duino si è formato nel Cretaceo (circa 100 milioni di anni fa) con il depositarsi sul fondo del mare di gusci di animali planctonici. Questo fondo marino si è successivamente pietrificato e circa 30 milioni di anni fa si è sollevato a seguito delle spinte e movimenti della crosta terrestre, ed è emerso. Gli strati pietrificati sollevandosi si sono inclinati oppure alzati in verticale, come si è verificato nella zona dell'odierna costiera triestina. Percorrendo il sentiero Rilke delle Falesie di Duino è possibile osservare degli strati rocciosi verticali lungo la costa sottostante, alcuni come singoli torrioni.
Il calcare, una volta esposto agli agenti atmosferici, subisce i fenomeni di dissoluzione e, a seconda della sua composizione, si scioglie oppure si frantuma. Infatti, tra gli strati verticali e le pareti lisce è possibile osservare dei ghiaioni, composti da materiale di varie dimensioni derivanti dalla frantumazione delle rocce sovrastanti.
Lungo il sentiero è possibile osservare dei macereti, che sono delle aree pianeggianti coperte con pezzi di roccia frantumata. Questi macereti si affiancano a delle rocce grosse compatte che non si frantumano ma vengono lentamente dissolute dall'acqua che trasforma il carbonato di calcio insolubile (roccia calcarea) in bicarbonato di calcio solubile. L'acqua piovana combinata con l'anidride carbonica ha una azione corrosiva sul calcare. Infatti dove l'acqua scorre velocemente sulla superficie delle rocce calcaree forma dei canali chiamati scannellature. Dove la superficie delle rocce è più orizzontale e l'acqua si ferma per un periodo più lungo, si formano delle vaschette di corrosione. In alcuni punti l'acqua riesce anche a perforare la roccia formando dei fori. Questi fenomeni di lavoro dell'acqua piovana sul calcare sono chiamati fenomeni di carsismo di superficie e sono osservabili da vicino lungo l'intero sentiero Rilke.

Vegetazione

Nella Riserva troviamo due ambienti principali:
a) la zona delle Falesie con pareti rocciose e ghiaioni
b) la parte pianeggiante sull'altipiano.

I due ambienti si differenziano sia per il clima sia per le condizioni del suolo. La parte della Riserva sull'altopiano è una zona più fredda in quanto è esposta al vento freddo, chiamato bora, che soffia da est - nordest.
La parte delle Falesie è invece più calda, in quanto è esposta a sud verso il mare ed è sottovento. Di conseguenza, nei due ambienti troviamo diversi tipi di vegetazione. Sulle Falesie più calde si trova un tipo di vegetazione di tipo mediterraneo, mentre nella zona pianeggiante si trova una pineta di pino nero di origine artificiale con specie della vegetazione illirico - balcanica (proveniente da est),  la quale  è diffusa sull'intero altopiano del Carso.
Il passaggio da un ambiente all'altro avviene lungo il crinale delle Falesie, dove è stato realizzato il sentiero Rilke. Dal sentiero è così possibile osservare entrambi i tipi di vegetazione, il loro incontro e mescolamento.
I due ambienti si distinguono anche per il tipo di suolo. La zone delle Falesie  è contraddistinta da  pareti rocciose verticali o inclinate, torrioni rocciosi e ghiaioni. Questo è un suolo povero di acqua e di terra e di conseguenza  subisce una forte insolazione estiva. La parte pianeggiante sull'altipiano ha invece un suolo più evoluto che trattiene più umidità, situazione che si è sviluppata grazie all'azione protettiva delle chiome del pino nero. Di conseguenza si è qui sviluppata una vegetazione boschiva, mentre sulle Falesie si trovano solo pochi lembi di boscaglia alternati ai ghiaioni scarsamente coperti di vegetazione erbacea.

La vegetazione delle Falesie
Sulle Falesie si trova una macchia di tipo mediterraneo dove la specie principale è il leccio (Quercus ilex), una quercia sempreverde di origine mediterranea. Nella zona della costiera triestina accanto al leccio si trova però anche il carpino nero (Ostrya carpinifolia), una specie caducifoglia termofila di origine illirico - balcanica. Pertanto, questa associazione vegetale viene chiamata bosco a leccio e carpino nero, e comprende sia piante di origine mediterranea che illirico - balcanica. È presente sulla costa adriatico - orientale, dalla Grecia fino al Canale di Leme in Istria. Dal Canale di Leme fino al golfo di Trieste questo tipo di vegetazione manca e ricompare appena sulla costiera triestina, da Grignano, vicino al Castello di Miramare, fino a Duino, dove si trova il limite settentrionale della sua diffusione. Il bosco a leccio e carpino nero presente tra Grignano e Duino è isolato dal contingente principale di questa vegetazione diffuso sulla costa adriatica orientale ed è considerato un'isola a se stante. Questa si è potuta conservare in questa zona per via delle condizioni climatiche locali favorevoli dovute alla posizione sottovento, all'effetto termoriflettente delle rocce calcaree e all'effetto mitigante del mare.

Le specie di origine mediterranea che troviamo nell'associazione del bosco a leccio e carpino nero della costiera triestina crescono sulle rocce delle Falesie fino al crinale e, a parte qualche singolo leccio, non si diffondono sull'altipiano, dove il clima è troppo rigido. In seguito si menziona alcune delle specie di piante presenti in questo bosco, quelle considerate le più rappresentative e le più facilmente osservabili in Riserva. La prima specie è il leccio (Quercus ilex) che assume dimensioni anche notevoli. Un altro albero presente sulle Falesie è la fillirea (Phyllirea latifolia), mentre tra gli arbusti sono presenti il terebinto (Pistacia terebinthus) e la marruca (Paliurus spina-christi). Lungo il sentiero Rilke è facile notare la salsapariglia o edera spinosa (Smilax aspera), una pianta mediterranea rampicante. Tra le specie illirico - balcaniche termofile che vivono in questa associazione vegetale e che oltre sull'altipiano crescono anche sulle Falesie sono il carpino nero (Ostrya carpinifolia), l'orniello (Fraxinus ornus), l'acero trilobo (Acer monspessulanum) e il ciliegio canino (Prunus mahaleb).

Da notare che sulle Falesie, anche molto vicino al mare, crescono alcuni esemplari di pino nero (Pinus nigra).
Accanto ai lembi del bosco a leccio e a carpino nero,  si trova  la vegetazione rupicola, che cresce sulle rupi compatte e sui ghiaioni. Il suolo calcareo è povero d'acqua e di terra e la forte insolazione estiva comporta delle temperature elevate. Le piante delle rupi e dei ghiaioni hanno sviluppato degli adattamenti che gli permettono di sopravvivere in queste condizioni ecologiche estreme: le foglie sono rivestite di cera oppure sono pelose per proteggersi dalle temperature alte e dalla insolazione. Per conservare l'acqua alcune piante hanno le foglie succulente. Tra queste piante si menziona la salvia (Salvia officinalis), il Sedum montanum ssp. orientale e la querciola maggiore (Teucrium flavum). Una pianta rupicola che si nota lungo il sentiero Rilke per le sue fioriture estivo - autunnali è la campanula piramidale (Campanula pyramidalis), una specie illirico - balcanica diffusa lungo la costa orientale del mare Adriatico. I suoi fusti possono anche superare i 2 metri di altezza.
A questo ambiente di rupi è legata anche la pianta endemica delle Falesie di Duino, la Centaurea kartschiana. Una pianta è endemica quando è spontanea soltanto in una data regione della quale è caratteristica. La Centaurea kartschiana è infatti presente esclusivamente lungo un tratto limitato della costiera triestina.
Nella fascia del crinale carsico, dove avviene il passaggio dalla vegetazione di tipo mediterraneo a quello illirico - balcanico, ci sono dei macereti derivanti dalla frantumazione del calcare e delle rocce calcaree compatte in fase di incespugliamento. Questo avviene soprattutto da parte delle specie illiriche tipiche della boscaglia carsica come il carpino nero, l'orniello, lo scotano (Cotinus coggygria) ed il ciliegio canino ed alcune specie mediterranee come il terebinto e la marruca. I macereti della parte del crinale più esposto sono ancora spogli, ma ai bordi vengono colonizzati dal ciliegio canino e da qualche singolo esemplare di pino nero.

Centaurea kartschiana
La Centaurea kartschiana, i cui i nomi in italiano sono fiordaliso del Carso o centaurea fronzuta, è stata descritta per la prima volta proprio nel tratto costiero tra Sistiana e Duino da Giovanni Antonio Scopoli nella Flora Carniolica pubblicata nel 1772.
Appartiene alla famiglia delle Compositae (Asteraceae) in base alle caratteristiche floreali. Il nome stesso della famiglia indica che le specie possiedono diversi fiori riuniti in un capolino. I singoli fiori del capolino sono tubulosi o ligulati a seconda del tipo di corolla. La Centaurea karstchiana possiede solo fiori tubulosi.
La pianta è alta fino a 40-50 cm, il suo fusto è lignificato alla base, eretto e ramificato. I fiori dal colore rosa-viola fioriscono da giugno fino ad agosto. Vive sia nella zona delle rupi vicino al mare esposta agli spruzzi marini, sia nelle fessure delle rupi calcaree più elevate sopra il mare.

La pineta
La parte pianeggiante della Riserva posta fra il crinale delle Falesie e la statale 14 è occupata da un'estesa pineta d'impianto artificiale avvenuto agli inizi del secolo XX. La pineta è costituita soprattutto da pino nero d'Austria (Pinus nigra ssp. austriaca) e da alcuni esemplari di pino d'Aleppo (Pinus halepensis).
La pineta è oggi in fase di maturità ed alcune piante sono già deperienti. Man mano che i pini muoiono, il loro posto è occupato dalle specie arboree locali, soprattutto leccio (Quercus ilex) ed orniello (Fraxinus ornus), che nel frattempo hanno potuto insediarsi e svilupparsi proprio grazie alla copertura esercitata dalle chiome dei pini. Si assiste quindi al naturale avvicendamento fra specie introdotte dall'uomo e specie spontanee locali, che era l'obiettivo dei rimboschimenti con conifere realizzati sull'intero Carso.

Animali

Di notevole interesse è anche la fauna della Riserva, per la presenza di ambienti ecologicamente molto diversi, già descritti nel paragrafo sulla vegetazione. I rettili, come le lucertole ed i serpenti, sono preferibilmente presenti nella fascia delle rocce. I mammiferi terrestri, come lo scoiattolo e altri roditori, prediligono la boscaglia e la pineta, mentre i cetacei (mammiferi acquatici) come il tursiope (Tursiops truncatus) o la stenella (Stenella coeruleoalba), sono stati osservati nel mare antistante la Riserva. Gli uccelli sono presenti in tutti gli ambienti della Riserva. Sono state osservate oltre 150 specie, la maggior parte migratorie, che sostano in Riserva per riposarsi e per alimentarsi.
Le specie di uccelli sedentari nidificano sulle rocce e nel bosco. La specie più famosa che ha nidificato con successo in Riserva è il falco pellegrino (Falco peregrinus), inserito nella Lista rossa degli animali in pericolo e considerato vulnerabile. Il falco pellegrino ha nidificato sulle Falesie dal 1987 fino alla metà degli anni Novanta. Nelle pagine seguenti saranno presentate alcune delle specie di animali presenti in Riserva, scelte tra quelle considerate le più rappresentative per ogni ambiente e quelle più facilmente osservabili.

Il mare

La profondità del mare della costa rocciosa delle Falesie è di alcuni metri. A questa modesta profondità si ha una buona penetrazione della luce solare, il che permette la crescita di molte specie vegetali, sia alghe che piante superiori (le fanerogame), adattatesi alla vita nel mare. Sono presenti molti animali bentonici (che vivono attaccati o legati al fondo marino) come le spugne, le attinie, i molluschi. Ci sono anche molte specie di pesci bentonici, come le colorate bavose (fam. Blennidae), i ghiozzi (fam. Gobiidae), i labridi (fam. Labridae) e lo sciarrano (Serranus scriba). Le zone costiere rocciose sono   abitualmente visitate da pesci buoni nuotatori come le varie specie di sparidi (fam. Sparidae) e dalla spigola (Dicentrarchus labrax).
Dal ciglione delle Falesie è possibile osservare sulla superficie del mare alcune specie di uccelli. Tra questi i più comuni sono i gabbiani come il gabbiano reale (Larus cachinnans) ed il gabbiano comune (Larus ridibundus). Dall'autunno alla primavera si possono osservare le specie svernanti, come gli svassi, uccelli tuffatori e veloci nuotatori subacquei, tra i quali è frequente lo svasso piccolo (Podiceps nigricollis).

Le rocce

Le Falesie e i macereti sottovento sono l'ambiente ideale per i rettili, che sulle rocce trovano largo spazio per scaldarsi sul sole ma anche tante fessure dove rifugiarsi in caso di necessità. Tra i serpenti sono presenti il saettone (Elaphe longissima), il biacco (Coluber viridiflavus) e la vipera dal corno (Vipera ammodytes). Tra le lucertole sono presenti la lucertola muraiola (Podarcis muralis) e la lucertola campestre (Podarcis sicula).
Il rettile più comune e anche più facilmente osservabile sulle Falesie è l'algiroide magnifico (Algyroides nigropunctatus), una lucertola di colore bruno scuro con piccole macchie nere. Nel periodo primaverile i maschi hanno il dorso di colore nero, la gola turchese e il ventre arancione. L'algiroide magnifico si nutre di vari invertebrati, soprattutto insetti. Questa specie vive solo sulle coste dell'Adriatico orientale, dalla Grecia nordoccidentale e isole Ioniche fino al fiume Isonzo e al Monte Sabotino sopra Gorizia, limite occidentale del suo areale di distribuzione.
Le calde pareti rocciose sono adatte per la nidificazione di alcune specie di uccelli legate all'ambiente mediterraneo. Tra queste, nidifica sulle Falesie il passero solitario (Monticola solitarius), un uccello dalle dimensioni di un merlo, con il piumaggio di colore azzurro polvere. È osservabile dal ciglione delle Falesie guardando verso il mare. Il canto del maschio è caratteristico e melodico e si fa sentire al mattino presto e al tardo pomeriggio, quando il caldo si attenua.
Ci sono altre specie di uccelli che nidificano sulle rocce delle Falesie, ma sono meno facilmente osservabili. Tra questi c'è il codirosso spazzacamino (Phoenicurus ochruros) e l'occhiocotto (Sylvia melanocephala), dagli occhi rossi e la testa nera, una specie mediterranea che si trova qui al limite settentrionale del suo areale di distribuzione.
Nelle cavità delle rocce nidifica il corvo imperiale (Corvus corax), un uccello di dimensioni più grandi e completamente nero.

La boscaglia e la pineta

La boscaglia e la pineta sono le zone più ricche di animali. Quelli che si vedono con più facilità sono gli uccelli, soprattutto quelli del gruppo dei passeriformi. Tra questi il più frequente è il fringuello (Fringilla coelebs). La femmina è di colore prevalentemente bruno, mentre il maschio è più variopinto, con la testa blu, il dorso nero e la pancia rosa-viola. In entrambi sono ben visibili una striscia bianca e una nera sulle ali. Il fringuello si nutre prevalentemente di semi, perciò ha un becco tozzo e forte.
Sono frequenti pure le cince, delle quali sono presenti nella boscaglia la cinciallegra (Parus major) e la cinciarella (Parus coeruleus), e nella pineta la cincia mora (Parus ater) e la cincia dal ciuffo (Parus cristatus). In entrambi gli ambienti è presente la ghiandaia (Garrulus glandarius), sempre del gruppo dei passeriformi, anche se di dimensioni più grandi. È un uccello variopinto, robusto e produce dei versi rauchi e ben udibili.
Nella pineta, oltre alle due specie di cince, è possibile incontrare lo sparviere (Accipiter nisus), un rapace con striature grigie, ed il picchio rosso maggiore (Picoides major), facilmente riconoscibile dal becco appuntito e dal volo ondulato. Il picchio cerca il cibo nei tronchi già secchi e nelle pigne dei pini. All'inizio della primavera si può sentire il suo tambureggiare sugli alberi, segnale che usa per dichiarare il suo territorio.
Nella pineta è presente anche lo scoiattolo (Sciurus vulgaris), che si ciba dei semi delle pigne del pino nero. È un roditore che si è specializzato  nella vita sugli alberi, diventando un buon arrampicatore e saltatore. Non lo si vede di frequente, siccome preferisce le zone più tranquille all'interno della Riserva, come dimostrano i resti delle pigne con le quali si alimenta.

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