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Punti d'interesse

 

Porto Cesareo


Cenni Storici

Porto Cesareo o Cesarea romana, sorge sul luogo di fronte all'antica Sasina, anche se il territorio presenta testimonianze di insediamenti umani, collocabili intorno ai secolo XVIII e XVII a.C., in località Scala di Furno.
Ciò è attestato dai resti di un villaggio, che fungeva, molto probabilmente, da emporium, rinvenuto presso la stessa località, frequentato da marinai di provenienza greca, in cui si sono trovate, oltre ad un'area dedicata alla dea Thana, statuette votive e pezzi di ceramica.

Altre informazioni


 

Nardò

E' città antichissima, identificata con la romana Neretum, ricordata da Tolomeo e Plinio.
Alla caduta dell'impero romano d'Occidente rimane per secoli centro bizantino. Il periodo più glorioso della storia di Nardò è il secolo XVI, quando la città assurge a ducato della potente famiglia degli Acquaviva e diviene uno dei centri più rinomati di cultura in Terra d'Otranto.
Nardò è oggi un fiorente centro agricolo con produzione ed esportazione di vino, olio, tabacco e granaglie, nonché sede di industrie per la trasformazione di questi prodotti.
Attivi sono anche l'allevamento degli ovini e la pesca. Di particolare interesse è la antica cattedrale che, fondata nel 1090 sul luogo di una precedente chiesa basiliana, è stata rifatta in parte nel XIII sec. e restaurata nel secolo scorso. Essa, unitamente alle chiese barocche dell'Immacolata, di S. Teresa, di S. Domenico, al palazzo del Municipio (antico castello degli Acquaviva, del sec. XV completato nel sec. XVI) nonché alle numerose case e palazzi barocchi, contribuisce a dare alla città una particolare ed elegante impronta architettonica.


 
Palude del Capitano
Palude del Capitano

La Palude del Capitano

A circa 2 Km a sud di Torre Sant'Isidoro, visibile dalla strada e verso la costa, vi è uno specchio d'acqua che raggiunge nella sua massima dimensione i 125 metri, denominato Palude del Capitano.
L'acqua riempie qui fino al bordo superiore una cavità sotterranea, la cui volta è crollata, espressione tipica dei fenomeni carsici presenti in tutto il Salento.
Il limpido specchio di acqua salmastra è alimentato da risorgive di acque dolci e dalle infiltrazioni di acqua di mare che, attraverso una fitta rete di canali, mettono in comunicazione la palude con il mare.
Nella palude si possono ritrovare cefali e anguille che, grazie alla rete dei canali, riescono a risalire dal mare. Il fieno di mare (Ruppia maritima), pianta filiforme che vive immersa nell'acqua, copre gran parte del fondo della palude. Di eccezionale valore scientifico è la presenza, in questa palude, di una delle piante più rare della flora italiana: lo spinaporci (Sarcopoterium spinosum) presente, in Italia, solo qui ed in poche altre località (Calabria, Sicilia e Sardegna). Si tratta di una rosacea dall'aspetto poco appariscente, ma facilmente riconoscibile per i caratteristici rami spinosissimi, fatto che rappresenta un tipico adattamento all'ambiente arido e salmastro della costa rocciosa.


 
 

L'Isola Grande

Il tratto di mare compreso tra Porto Cesareo e Torre Chianca è costellato di isolotti e scogli affioranti. Il più grande di questi è l'Isola Grande distante meno di 1 Km dalla riva, in corrispondenza proprio dell'abitato di Porto Cesareo. L'isola, disposta parallelamente alla costa, è lunga circa 1 Km e larga circa 400 m nel punto massimo, con un'altezza massima di 4 m sul livello del mare.
E' possibile percorrere il tratto di mare che separa l'isola da Porto Cesare persino a piedi, poiché la profondità massima del canale è di appena 1,3 m.
La forma irregolare dell'isola crea tre insenature, due rivolte verso l'interno ed una verso il mare aperto; sul fondale di una di queste baie, nel 1973, alcuni subacquei hanno rinvenuto un anello d'oro recante lettere dell'alfabeto fenicio, dimostrazione di come questo tratto di mare sia sempre stato oggetto di meta o passaggio di naviganti di tutte le epoche.


 
Torre Lapillo
Torre Lapillo

Le torri costiere

Le torri di avvistamento, sparse lungo le coste dell'Italia meridionale, testimoniano ancor oggi la guerra corsara e gli assalti dei Saraceni e dei Turchi lungo le coste del Mediterraneo; tale fenomeno ha avuto origine fin dall'antichità ed il suo maggior sviluppo si è verificato nel periodo che va dalla metà del 1500 ai primi del 1800.
Le incursioni hanno spinto a potenziare il sistema difensivo affidato alle torri di avvistamento, sentinelle di pietra stagliate sul mare, con il compito di allertare le popolazioni dell'avvicinarsi alla costa di invasori.
Le costruzioni delle torri vengono realizzate in posizioni strategico-militari (cioè a catena) tali da permettere ad ogni torre il controllo di quelle adiacenti. Ne risulta una linea continua di fortificazione difensiva le cui singole torri comunicano tra loro visivamente tramite segnali: fumate di giorno, fuoco di notte e/o acusticamente mediante campane.


 

Le masserie fortificate

L'entroterra di Nardò e di Porto Cesareo, ma in generale tutto il territorio pugliese, è caratterizzato dalla presenza di uno splendido patrimonio architettonico, costituito da numerose masserie, tipiche costruzioni della grande proprietà terriera.
A tre Km dalla costa Sud Est di Porto Cesareo fa bella mostra di sé una delle opere più spettacolari dell'architettura rurale fortificata del Salento: la Masseria "Giudice Giorgio", dal complesso sistema difensivo e dal ricco apparato decorativo. Articolato ed interessante è anche il complesso della Masseria "Donna Menga", che si può raggiungere attraverso una strada interpoderale che si allaccia sulla Veglie-Porto Cesareo.


 
Colonne romane
Colonne romane

Le colonne romane

Nell'agosto del 1960, sul fondale marino antistante Torre Chianca, alla profondità di cinque metri, vengono individuate sette colonne di marmo del diametro variabile fra i 70 ed i 100 centimetri e della lunghezza di circa 9 metri. Oggi sono visibili solo cinque delle sette colonne, sommerse in parte dalla sabbia, in posizione perfettamente parallela, ed un grande blocco marmoreo squadrato; lo stato di conservazione è buono e solo una colonna presenta un lungo spacco trasversale.
Le colonne vengono fatte risalire, per la loro fattura, al II sec. d. C. ed il loro ritrovamento nel mare di Porto Cesareo è attribuito ad un naufragio di una nave lapidaria.


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