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Riserva Naturale Sasso Malascarpa

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L'Area Protetta

Carta d'identità

  • Superficie a terra (ha): 137,00
  • Regioni: Lombardia
  • Province: Como, Lecco
  • Comuni: Canzo, Valmadrera
  • Provv.ti istitutivi: DCR 1967 6/03/1985
  • Elenco Ufficiale AP: EUAP0331

 

 
Corni di Canzo
Sasso Malascarpa

La Riserva


Notizie generali

La Riserva Naturale "Sasso Malascarpa", istituita ai sensi dell'art. 37 della l.r. 86/83, rappresenta una delle zone di maggiore interesse geologico, geomorfologico e paleontologico della Lombardia. Il territorio ha una superficie complessiva di 137 ha di cui una parte è ubicata nel comune di Canzo sulla sinistra orografica del torrente Ravella ed è proprietà di Regione Lombardia (Foresta Regionale Corni di Canzo). La restante area è situata nel comune di Valmadrera, sul versante sinistro della Val Molinata, sovrapponendosi in parte al Parco di interesse sovracomunale (PLIS) San Pietro - San Tomaso.
La Riserva ha dato anche il nome all'omonimo SIC - Sito di Importanza Comunitaria - con sigla IT2020002 facente parte della Rete Natura 2000, istituito ai sensi della "Direttiva habitat". La superficie del SIC (328 ettari) è più ampia di quella della Riserva, comprendendo anche l'intero versante sinistro della val Ravella di proprietà regionale.  
La riserva è classificata "parziale di interesse geomorfologico e paesistico" ed è dotata di un piano di gestione approvato con delibera di Giunta Regionale n. 7/19609 del 26/11/2004 che si prefigge i seguenti obiettivi:

  • tutelare le caratteristiche naturali e paesaggistiche;
  • promuovere la conoscenza dei fenomeni di modellamento geomorfologico del territorio;
  • disciplinare e favorire la fruizione del territorio ai fini scientifici e didattico-ricreativi.

L'origine del nome "Malascarpa", dal dialetto sass de la mascarpa, non è certa, ma probabilmente va collegata al significato di masca (strega) ed alle tradizioni popolari che legavano rocce e sassi dalla forma particolare a elementi negativi e pericolosi.

La Storia


L'abbandono dei terreni agricoli e l'avanzamento del bosco

Il territorio della Val di Ravella ha subito notevoli mutamenti negli ultimi decenni. La superficie territoriale era occupata in gran parte da pascoli e seminativi, mentre il bosco era confinato nelle zone marginali e poco produttive.
Fino alla fine degli anni '50 nella Val Ravella risiedevano numerose famiglie dedite all'agricoltura ed all'allevamento del bestiame, come si può rilevare dalla presenza di fabbricati rurali a Ia Alpe (Alpe Grasso) e IIIa Alpe (Alpe Piotti) e di ruderi in loc. IIa Alpe (Alpe Betulli), Alpe Alto e Alpetto. Inoltre lungo la strada delle Alpi si riconosce ancora la morfologia a terrazze delle pendici, che un tempo erano occupate da seminativi.
In conseguenza dello spostamento a valle della popolazione, e quindi dell'abbandono dei terreni agricoli, si è assistito ad una progressiva avanzata del bosco.
L'aumento della superficie forestale si è avuto anche in conseguenza di massicci rimboschimenti, con conifere in gran parte esotiche, che non sempre hanno dato risultati soddisfacenti. Allo stato attuale i boschi occupano la maggior parte della superficie della Riserva ad eccezione del crinale e delle aree rupicole.

Campi Solcati

La Geologia


La circolazione delle acque, il fenomeno carsico, i fossili

L'origine delle formazioni rocciose della Riserva è riferibile ai fenomeni di sedimentazione marina. Osservando la zona da Valmadrera, si nota una vistosa piega tettonica di dolomia fossilifera a Conchodon, comprendente nella cerniera dei calcari retici ricchi di fossili, madrepore, coralli bianchi, che appaiono come piccoli alberi ramificati.
La presenza di sorgenti è indicativa della circolazione di acque nel substrato: l'acqua meteorica si infiltra lungo le fratture e scende sino ad incontrare livelli impermeabili, lungo i quali tende ad essere convogliata fino all'emersione.

La natura prevalentemente carbonatica degli orizzonti fratturati favorisce lo sviluppo del fenomeno carsico, che in superficie è evidenziato dai caratteristici "campi solcati", ubicati al di sotto del monte Prasanto; si tratta di solchi verticali nella roccia, profondi e stretti, lavorati dall'azione erosiva delle acque meteoriche. Nella parte culminale dell'area si notano vistosi lastroni bianchi di calcare, chiamati nel complesso Sasso Malascarpa. I lastroni sono tagliati a cubi regolarmente disposti, dovuti a fratture orizzontali e verticali che si incrociano ad angolo retto. Sulla superficie si può ammirare una notevole quantità di fossili Conchodon, gusci di molluschi marini a due valve ricurve. In località "Colma di Val Ravella", si trovano le formazioni di Rosso Ammonitico Lombardo ricche di fossili di ammoniti. Alle quote più basse del versante della val Ravella è facile trovare sparsi sul terreno numerosi massi erratici, come i graniti ghiandone e serizzo o il verde serpentino, arrivati dalla Valtellina con il movimento dei ghiacciai.

Nel 2008 ERSAF ha inaugurato il "Sentiero Geologico alto", corredato da numerosi pannelli che illustrano i principali aspetti geologici e geomorfologici della Riserva. L'itinerario si sviluppa principalmente lungo il crinale La Colma - Sasso Malascarpa - Monte Rai, e si può percorrerlo partendo da Terz'Alpe, da San Tomaso o dal rifugio SEC.

Prateria

La Vegetazione


Praterie, pascoli e boschi

La tipologia della vegetazione è abbastanza varia: con formazioni tipiche delle rocce, praterie aride, pascoli, arbusteti e boschi. La Riserva annovera alcuni habitat di interesse comunitario quali i festuco-brometalia (cod. Natura 2000: 6210); le pareti calcaree con vegetazione casmofitica (cod. 8210) e i pavimenti calcarei (cod. 8240- soprattutto i "campi solcati"); le faggete calcicole  di tipo illirico ("Aremonio-fagion", cod. 91K0); le foreste di versante del Tilio-acerion (cod. 9180) nel fondovalle del torrente Ravella; e infine gli habitat delle sorgenti petrificanti ("Cratoneurion"- cod. 7220), queste ultime in particolare al funtanin del tof (tufo).
Le formazioni rupicole trovano ampi spazi disponibili ed una notevole varietà di condizioni ambientali colonizzando le aree rocciose più difficili ed inaccessibili. Tale vegetazione si inquadra nell'ordine fitosociologico dei Potentilletalia caulescensis.
Nelle praterie ed ex-pascoli è in corso graduale processo di inarbustimento con una tendenza evolutiva verso formazioni forestali. Anche per contenere questo fenomeno, il nuovo piano di gestione consente il pascolo guidato nelle praterie, che è stato ripreso dall'estate 2012.
Per quanto riguarda i boschi, la formazione prevalente oltre quota 850 m è la faggeta mista con presenza di sorbo montano, acero montano e frassino. Più sotto iniziano i querceti ed i boschi di carpino nero (ostrieti). Il limite altimetrico delle due formazioni varia con l'esposizione.
Gli ostrieti formano con il faggio ampie fasce di compenetrazione ed arrivano anche intorno a 1.100 m sui versanti più caldi.
I boschi d'alto fusto ben strutturati sono molto rari, generalmente trattasi di boscaglie a prevalenza di orniello e carpino nero, originariamente governate a ceduo, interrotte dai pascoli ed alternate con rimboschimenti artificiali di pino nero, abete rosso e larice.

Sasso Malascarpa

La Flora


I fiori endemici

La natura calcarea delle rocce, la morfologia dirupata e la collocazione geografica conferiscono al territorio della Riserva Naturale anche un particolare interesse di tipo fitogeografico.
La flora che si venne formando durante e dopo le glaciazioni, fu il risultato di strategie di sopravvivenza e di conquista messe in atto dai vegetali come risposta alle variazioni climatiche.
Hanno particolare interesse per la riserva quelle specie che restarono isolate sulle rupi emergenti dalla distesa dei ghiacciai alpini, i quali giunsero nel periodo di massima espansione, fino al limite dell'attuale Pianura Padana. A seguito di indagini floristiche sono state catalogate 136 specie tipiche della cosidetta "flora insubrica", molte delle quali sono endemiche e protette dalla legislazione regionale vigente.
Per alcune di esse il Sasso Malascarpa risultava il limite occidentale dell'areale di diffusione, per cui si è ritenuto opportuno sottoporre l'intera area ad un particolare regime di tutela.
Le specie di maggiore interesse sono: Campanula raineri, Telekia speciosissima, Primula glaucescens, Allium insubricum, Peonia officinalis e Cytisus emeriflorus.

La Fauna


Dal pipistrello al muflone

Le attività di censimento dell'Avifauna hanno condotto all'identificazione complessiva di circa 40 specie tra cui di particolare interesse: il Calandro, l'Averla piccola, il Succiacapre, il Nibbio bruno, che utilizza la riserva come territorio di caccia, e la Coturnice, che occupa le zone limitrofe a quote più basse e con condizioni abitative migliori. Viene inoltre segnalata la presenza del Gufo reale.
Particolarmente interessante risulta la Chirotterofauna (pipistrelli), presente con 8 specie diverse, che trova negli anfratti rocciosi e nei boschi poco disturbati un ambiente ideale.
La fauna stanziale è abbastanza rara e limitata a qualche capo di capriolo e di lepre comune, mentre risulta in rapida espansione il cinghiale che provoca, con le sue attività di ricerca cibo, danni considerevoli allo strato erbaceo in molte zone della Riserva.
Da segnalare la presenza nelle immediate vicinanze (Moregallo) del muflone, introdotto artificialmente ed in via di colonizzazione del territorio circostante.
Nel torrente Ravella è presente il gambero di fiume (Austropotamobius pallipes).

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