La Riserva Naturale "Sasso Malascarpa", istituita ai sensi dell'art. 37 della l.r. 86/83, rappresenta una delle zone di maggiore interesse geologico, geomorfologico e paleontologico della Lombardia. Il territorio ha una superficie complessiva di 137 ha di cui una parte è ubicata nel comune di Canzo sulla sinistra orografica del torrente Ravella ed è proprietà di Regione Lombardia (Foresta Regionale Corni di Canzo). La restante area è situata nel comune di Valmadrera, sul versante sinistro della Val Molinata, sovrapponendosi in parte al Parco di interesse sovracomunale (PLIS) San Pietro - San Tomaso. La riserva è classificata "parziale di interesse geomorfologico e paesistico" ed è dotata di un piano di gestione approvato con delibera di Giunta Regionale n. 7/19609 del 26/11/2004 che si prefigge i seguenti obiettivi:
L'origine del nome "Malascarpa", dal dialetto sass de la mascarpa, non è certa, ma probabilmente va collegata al significato di masca (strega) ed alle tradizioni popolari che legavano rocce e sassi dalla forma particolare a elementi negativi e pericolosi.
Il territorio della Val di Ravella ha subito notevoli mutamenti negli
ultimi decenni. La superficie territoriale era occupata in gran parte
da pascoli e seminativi, mentre il bosco era confinato nelle zone
marginali e poco produttive.
Fino alla fine degli anni '50 nella
Val Ravella risiedevano numerose famiglie dedite all'agricoltura ed
all'allevamento del bestiame, come si può rilevare dalla presenza di
fabbricati rurali a Ia Alpe (Alpe Grasso) e IIIa Alpe (Alpe Piotti) e
di ruderi in loc. IIa Alpe (Alpe Betulli), Alpe Alto e Alpetto. Inoltre
lungo la strada delle Alpi si riconosce ancora la morfologia a terrazze
delle pendici, che un tempo erano occupate da seminativi.
In conseguenza dello spostamento a valle della popolazione, e quindi
dell'abbandono dei terreni agricoli, si è assistito ad una progressiva
avanzata del bosco.
L'aumento della superficie forestale si è avuto anche in conseguenza di
massicci rimboschimenti, con conifere in gran parte esotiche, che non
sempre hanno dato risultati soddisfacenti. Allo stato attuale i boschi
occupano la maggior parte della superficie della Riserva ad eccezione
del crinale e delle aree rupicole.
L'origine delle formazioni rocciose della Riserva è riferibile ai
fenomeni di sedimentazione marina. Osservando la zona da Valmadrera, si
nota una vistosa piega tettonica di dolomia fossilifera a Conchodon,
comprendente nella cerniera dei calcari retici ricchi di fossili,
madrepore, coralli bianchi, che appaiono come piccoli alberi ramificati.
La presenza di sorgenti è indicativa della circolazione di acque nel
substrato: l'acqua meteorica si infiltra lungo le fratture e scende
sino ad incontrare livelli impermeabili, lungo i quali tende ad essere
convogliata fino all'emersione.
La natura prevalentemente carbonatica degli orizzonti fratturati favorisce lo sviluppo del fenomeno carsico, che in superficie è evidenziato dai caratteristici "campi solcati", ubicati al di sotto del monte Prasanto; si tratta di solchi verticali nella roccia, profondi e stretti, lavorati dall'azione erosiva delle acque meteoriche. Nella parte culminale dell'area si notano vistosi lastroni bianchi di calcare, chiamati nel complesso Sasso Malascarpa. I lastroni sono tagliati a cubi regolarmente disposti, dovuti a fratture orizzontali e verticali che si incrociano ad angolo retto. Sulla superficie si può ammirare una notevole quantità di fossili Conchodon, gusci di molluschi marini a due valve ricurve. In località "Colma di Val Ravella", si trovano le formazioni di Rosso Ammonitico Lombardo ricche di fossili di ammoniti. Alle quote più basse del versante della val Ravella è facile trovare sparsi sul terreno numerosi massi erratici, come i graniti ghiandone e serizzo o il verde serpentino, arrivati dalla Valtellina con il movimento dei ghiacciai.
Nel 2008 ERSAF ha inaugurato il "Sentiero Geologico alto", corredato da numerosi pannelli che illustrano i principali aspetti geologici e geomorfologici della Riserva. L'itinerario si sviluppa principalmente lungo il crinale La Colma - Sasso Malascarpa - Monte Rai, e si può percorrerlo partendo da Terz'Alpe, da San Tomaso o dal rifugio SEC.
La tipologia della vegetazione è abbastanza varia: con formazioni tipiche delle rocce, praterie aride, pascoli, arbusteti e boschi. La Riserva annovera alcuni habitat di interesse comunitario quali i festuco-brometalia (cod. Natura 2000: 6210); gli ambienti rocciosi - sottotipi calcarei (cod. 8210); le formazioni a faggeti calcioli a carattere mesofilo (cod. 9150); le sorgenti petrificanti (cod. 7220), queste ultime in particolare al funtanin del tof (tufo).
Le formazioni rupicole trovano ampi spazi disponibili ed una notevole varietà di condizioni ambientali colonizzando le aree rocciose più difficili ed inaccessibili. Tale vegetazione si inquadra nell'ordine fitosociologico dei Potentilletalia caulescensis.
Nelle praterie ed ex-pascoli è in corso graduale processo di inarbustimento con una tendenza evolutiva verso formazioni forestali. Anche per contenere questo fenomeno, il nuovo piano di gestione consente il pascolo guidato nelle praterie.
Per quanto riguarda i boschi, la formazione prevalente oltre quota 850 m è la faggeta mista con presenza di sorbo montano, acero montano e frassino. Più sotto iniziano i querceti ed i boschi di carpino nero (ostrieti). Il limite altimetrico delle due formazioni varia con l'esposizione.
Gli ostrieti formano con il faggio ampie fasce di compenetrazione ed arrivano anche intorno a 1.100 m sui versanti più caldi.
I boschi d'alto fusto ben strutturati sono molto rari, generalmente trattasi di boscaglie a prevalenza di orniello e carpino nero, originariamente governate a ceduo, interrotte dai pascoli ed alternate con rimboschimenti artificiali di pino nero, abete rosso e larice.
La natura calcarea delle rocce, la morfologia dirupata e la
collocazione geografica conferiscono al territorio della Riserva
Naturale anche un particolare interesse di tipo fitogeografico.
La
flora che si venne formando durante e dopo le glaciazioni, fu il
risultato di strategie di sopravvivenza e di conquista messe in atto
dai vegetali come risposta alle variazioni climatiche.
Hanno particolare interesse per la riserva quelle specie che restarono
isolate sulle rupi emergenti dalla distesa dei ghiacciai alpini, i
quali giunsero nel periodo di massima espansione, fino al limite
dell'attuale Pianura Padana. A seguito di indagini floristiche sono
state catalogate 136 specie tipiche della cosidetta "flora insubrica",
molte delle quali sono endemiche e protette dalla legislazione
regionale vigente.
Per alcune di esse il Sasso Malascarpa risultava il limite occidentale
dell'areale di diffusione, per cui si è ritenuto opportuno sottoporre
l'intera area ad un particolare regime di tutela.
Le specie di maggiore interesse sono: Campanula raineri, Telekia
speciosissima, Primula glaucescens, Allium insubricum, Peonia
officinalis e Cytisus emeriflorus.
Le attività di censimento dell'Avifauna hanno condotto
all'identificazione complessiva di circa 40 specie tra cui di
particolare interesse: il Calandro, l'Averla piccola, il Succiacapre,
il Nibbio bruno, che utilizza la riserva come territorio di caccia, e
la Coturnice, che occupa le zone limitrofe a quote più basse e con
condizioni abitative migliori. Viene inoltre segnalata la presenza del
Gufo reale.
Particolarmente interessante risulta la Chirotterofauna
(pipistrelli), presente con 8 specie diverse, che trova negli anfratti
rocciosi e nei boschi poco disturbati un ambiente ideale.
La fauna stanziale è abbastanza rara e limitata a qualche capo di
capriolo e di lepre comune, mentre risulta in rapida espansione il
cinghiale che provoca, con le sue attività di ricerca cibo, danni
considerevoli allo strato erbaceo in molte zone della Riserva.
Da segnalare la presenza nelle immediate vicinanze (Moregallo) del
muflone, introdotto artificialmente ed in via di colonizzazione del
territorio circostante.
Nel torrente Ravella è presente il gambero di fiume (Austropotamobius pallipes).