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Riserva Naturale Sasso Malascarpa

L'Area Protetta

Carta d'identità

  • Superficie a terra (ha): 137,00
  • Regioni: Lombardia
  • Province: Como, Lecco
  • Comuni: Canzo, Valmadrera
  • Provv.ti istitutivi: DCR 1967 6/03/1985
  • Elenco Ufficiale AP: EUAP0331

 

 

Habitat

Lo spettacolo più grandioso offerto dalla natura in questa Riserva Naturale è il Sasso Malascarpa, imponente rilievo roccioso situato in una delle zone di maggiore interesse geologico, geomorfologico e paleontologico della Lombardia.
La roccia del Sasso Malascarpa, che dà il nome all'area protetta, fa parte geologicamente delle Alpi Calcaree Meridionali, che corrispondevano, prima della formazione delle Alpi, all'antico bordo della zolla africana. Circa 150 milioni di anni fa infatti la regione alpina era occupata da un oceano. La collisione tra le zolle europea e africana, oltre alla formazione della catena montuosa alpina, ha prodotto una serie di deformazioni che hanno sollevato i sedimenti marini. E' per questo motivo che noi oggi possiamo facilmente osservare nella Riserva resti fossili come le conchiglie a due valve del mollusco Conchodon sul Sasso Malascarpa, coralli e madrepore.
Un altro aspetto interessante della Riserva è il carsismo, di cui sono manifestazione i caratteristici campi solcati, profondi e stretti solchi verticali, creati dall'azione erosiva delle piogge sulle rocce calcaree.
Testimoni dell'antica azione glaciale sono poi i grossi massi erratici rinvenibili nelle zone più basse della Riserva, lungo il corso del torrente Ravella, e provenienti dalla Valtellina.

Vegetazione

La collocazione geografica della Riserva Naturale, i piani altitudinali (da 650 a 1260 m), l'esposizione e la morfologia del terreno determinano la presenza di differenti habitat. Alcuni di essi hanno un così alto valore naturalistico da essere tutelati a livello comunitario (ZSC – Zone Speciale di Conservazione).
Tre sono i principali ambienti vegetazionali:

  • Ambiente delle rupi
    La quasi totale assenza di terreno sulle pareti calcaree le rende inospitali. Solo pochissimi vegetali riescono ad insediarsi nelle fessure e nelle cenge della roccia. In questo ambiente sono presenti tuttavia quattro delle sei specie endemiche dell'area (l'endemismo è la presenza esclusiva e caratteristica di determinate specie animali o vegetali in una regione circoscritta). Si tratta della Primula di Lombardia dai fiori lilla o purpurei, dell'Erba regina, grande margherita a fiori gialli, del Raponzolo chiomoso dai fiori rosa o rosso-violacei e della Campanula dell'Arciduca dai fiori azzurrini.

  • Le praterie aperte
    Si trovano nella parte più in alta della Riserva. Sono i cosiddetti prati magri, ossia poveri di nutrienti, molto spesso frutto delle antiche attività di disboscamento per ricavare pascoli e prati da sfalcio.
    Il quasi definitivo abbandono delle attività pastorali nelle Prealpi e la contemporanea nuova espansione degli arbusti e del bosco sta mettendo a repentaglio la sopravvivenza di questo ambiente e della vegetazione e della fauna in esso ospitate.
    Da ammirare in primavera le spettacolari fioriture di Narcisi, Botton d'oro e Garofano dei Boschi.
  • I boschi
    Abbandonate ormai da tempo le pratiche tradizionali, i boschi che ricoprono la maggior parte del territorio della Riserva sono oggi soggetti a interventi di gestione naturalistica da parte di ERSAF. Nella loro composizione attuale sono il frutto dell'intervento dell'uomo che nel corso dei secoli è andato privilegiando le specie arboree più produttive. Pratica comune era la ceduazione ossia le piante venivano tagliate in modo tale da lasciare intatte la base del tronco e le radici, dalle quali potevano così svilupparsi nuovi getti, i polloni, destinati a diventare i nuovi tronchi.
    Nell'ambito della Riserva è possibile riconoscere quattro tipologie forestali:
    • La faggeta
      E' costituita prevalentemente o anche esclusivamente dal Faggio ed è presente soprattutto alle quote superiori dei versanti rivolti a settentrione vista la preferenza del faggio per le aree più fresche. Sotto l'Alpe Alto e alla Colma sono presenti nel bosco individui di rilevanti dimensioni: sono i cosiddetti meriggi, che servivano a fornire l'ombra agli animali al pascolo durante i caldi pomeriggi estivi.
    • Il bosco misto di latifoglie
      Alle quote più basse dei pendii settentrionali al Faggio si uniscono Aceri, il Frassino maggiore, il Ciliegio, i Sorbi e il Maggiociondolo. In alcune zone (es. il Selvett di Terz'Alpe) sopravvivono piccoli castagneti che un tempo erano di fondamentale importanza per l'economia rurale.
      In corrispondenza delle aree meno dense e delle radure, rilevante è la presenza di arbusti quali il Biancospino, la Rosa selvatica o il Corniolo, che hanno un ruolo importante per la fauna, che si ciba delle loro - alquanto - appetite bacche.
      Sono presenti anche numerose specie erbacee, molte delle quali fioriscono prima che gli alberi emettano le foglie, per poter catturare più luce possibile per riprodursi. Tra di esse l'Elleboro nero e quello verde, che fioriscono in inverno, o l'Aglio orsino che forma in primavera profumati tappeti di lucide foglie lanceolate, che vengono sostituite col procedere dei mesi da specie che meglio tollerano l'ombra come il Giglio martagone dai grandi fiori rosa acceso o il Ciclamino.
    • I boschi termofili (il termine termofili si riferisce a organismi vegetali o animali che vivono di preferenza in ambienti caldi)
      Poiché sono amanti del caldo, questi boschi si estendono sui versanti esposti a sud. Sono caratterizzati dalla presenza, tra l'altro, di Carpino nero, Orniello e Roverella.
    • Il bosco di conifere
      E' costituito principalmente da Abete rosso, ma sono presenti anche Abete bianco, Larice, Pino nero e Pino silvestre. Non è "originale", ma è il risultato di rimboschimenti effettuati in passato in aree di pascolo in abbandono, come ad es. sotto l'alpe Alto.
      I boschi di conifere sono stati interessati, da qualche decennio a questa parte, ad interventi di gestione atti a sostituirli progressivamente con essenze "naturali" in quest'area e a queste quote.

Fauna

Oltre a tante specie di fauna invertebrata come molluschi e insetti, che spesso però passano inosservate per le loro piccole dimensioni o per abitudini poco appariscenti, la Riserva ospita diverse specie di fauna vertebrata.
Tra i mammiferi, Lepri, Ricci, Talpe, Scoiattoli rossi, Ghiri, Volpi, Faine e Donnole sono abitanti abituali dell'area protetta come pure il Capriolo, del quale è possibile udire l'allarme simile ad un rauco latrato.
Tra i mammiferi sono da segnalare la presenza del cinghiale e del muflone, entrambi reintrodotti dall'uomo. Il primo, in rapida espansione, sta provocando purtroppo danni considerevoli allo strato erbaceo in molte zone, il secondo, introdotto dalla Sardegna sul vicino Monte Moregallo, ha colonizzato le zone alte della Riserva.
Particolarmente interessante risulta la presenza di Chirotteri (i pipistrelli). Mammiferi notturni, cacciano anche nel buio più fitto emettendo ultrasuoni e orientandosi con gli echi riflessi dagli ostacoli o dalle prede. Ne sono state censite dieci specie, che di giorno riposano negli anfratti rocciosi e negli alberi cavi poco disturbati della Riserva.
Decisamente numerose le specie di uccelli.
I diversi habitat ospitano differenti comunità. Le praterie sommitali sono abitate dalla Coturnice, dall'Allodola e dal raro Calandro, forse la specie più preziosa dell'area; molti rapaci diurni le utilizzano come zone di caccia. Negli arbusteti vivono la Sterpazzola, lo Stiaccino e gli Zigoli mentre tra le rupi nidificano il Passero solitario, i Rondoni, il raro Picchio muraiolo, i Rapaci e il Corvo imperiale. L'habitat più ricco di specie è però il bosco dove possiamo udir cantare Cince, Fringuelli, Capinere, Pettirossi, Merli, Picchi e la Ghiandaia. Solo nei boschi di conifere sentiremo invece il canto della Cincia dal ciuffo, del Fiorrancino o del Crociere.
Il particolare mosaico ambientale della Riserva ha favorito anche la presenza del Succiacapre, un raro uccello notturno dalla livrea mimeticissima.

Curiosità

Il nome della roccia, Sasso Malascarpa, secondo alcuni studiosi, deriverebbe da una storpiatura del nome dialettale "Sass de la mascarpa", derivato dal longobardo "masca" ovvero "strega". Le conchiglie del Mollusco Bivalve Conchodon un tempo venivano interpretate come le impronte degli zoccoli delle cavalcature delle streghe che, secondo le dicerie popolari, usavano lanciarsi in diaboliche cavalcate su impervie pareti. L'aspetto stesso del Sasso, simile ad una muraglia, avrebbe infatti suggerito l'intervento di qualche forza oscura per la sua costruzione.
Secondo altri autori "mascarpa" è invece da ricollegarsi alla produzione presso gli alpeggi locali della "mascherpa", un tipico formaggio; anche in questo caso potrebbe essere evidente un intervento soprannaturale a cui gli antichi sarebbero ricorsi per spiegare il fenomeno, per loro incomprensibile, della cagliatura del latte.
I resti fossili delle conchiglie bivalve del mollusco marino Conchodon hanno una particolare forma a cuore e sono diventati il simbolo della Riserva.

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