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Una scialuppa di salvataggio per il Pelobate fosco insubrico (e per l’ambiente): il Progetto LIFE Insubricus nelle Aree protette del Po torinese

(01 Ott 20) Il Pelobates fuscus insubricus è anche chiamato "Rospo della vanga" perché trascorre gran parte dell'anno sotto terra, in gallerie anche molto profonde, dalle quali esce solo per nutrirsi e riprodursi, che scava utilizzando uno specifico "attrezzo" (chiamato "tubercolo metatarsale") posto nelle zampe posteriori, come fosse una vera e propria vanga. Per difendersi dai predatori, che possono essere cornacchie, aironi, ma anche serpenti e ricci, gonfia il corpo per apparire più grosso e minaccioso, emette versi striduli e pure un caratteristico odore di aglio.

Questo piccolo animale, uno degli anfibi italiani più rari, la cui femmina, più grande del maschio, raggiunge al massimo gli otto centimetri, è considerato in Pericolo (EN) dalla Lista Rossa della IUCN e risulta specie prioritaria della Direttiva Habitat. Purtroppo rischia di estinguersi in tempi brevi perché gli ambienti nei quali vive si stanno riducendo giorno dopo giorno.

Il progetto LIFE INSUBRICUS (LIFE19 NAT/IT/000883) coinvolge un ambito geografico che comprende ben quattordici Siti Natura 2000 tra la Lombardia e il Piemonte, regioni alle quali appartengono la maggior parte dei siti dove la specie ancora sopravvive, è coordinato dal Parco Lombardo della Valle del Ticino e ha come partner l'Ente di gestione del Parco Paleontologico Astigiano, la Città Metropolitana di Torino, Eleade Società Cooperativa, Istituto Delta – Ecologia Applicata, il Parco Pineta Appiano Gentile-Tradate, l'Ente di gestione Aree protette del Ticino e Lago Maggiore e l'Ente di gestione delle Aree protette del Po torinese.

Quando il Pelobate fosco è stato ritrovato, con grande sorpresa, anche lungo la Dora Baltea, nelle vicinanze dell'Isolotto del Ritano, l'Ente di gestione delle Aree protette del Po torinese ha deciso di aderire a questo progetto LIFE includendo cinque aree di interesse comunitario (Rete Natura 2000): il Po Morto di Carignano, il Baraccone (alla confluenza fra Po e Dora Baltea), il Mulino Vecchio e l'Isolotto del Ritano (lungo la Dora Baltea) e il Lago di Bertignano (vicino a Viverone), che tecnicamente non fa parte del territorio dell'Ente-Parco, ma questi si occuperà di gestire il progetto anche lì.

La situazione oggi è questa: visto che la Dora Baltea crea un raccordo fra l'Anfiteatro Morenico di Ivrea, dove ci sono le popolazioni di pelobate piemontesi più importanti, e il sistema del Po, si vuole sviluppare un percorso di conservazione lungo l'asse del torrente, facilitando così le popolazioni a espandersi verso nord, a partire dal Ritano per esempio, dove sopravvive con un discreto numero di esemplari, e creando i presupposti affinché le popolazioni rioccupino territori dai quali erano scomparse e poi riportarlo anche a sud, nella zona del Baraccone (confluenza Dora-Po); questo spiega anche l'accoglimento ai fini di questo progetto del lago di Bertignano in provincia di Biella. Il Po Morto, è distante ma non meno importante; lì, dove non ci sono più state segnalazioni, si faranno alcune reintroduzioni.

A fronte dell'importo dell'intero progetto che è di oltre 5 milioni di euro, con un contributo dell'Unione Europea pari al 75%, l'Ente di gestione delle Aree protette del Po torinese ne disporrà di quasi 1/5 (€ 1.007.048,00) per realizzare gli interventi previsti: il fine è di migliorare la qualità dell'ambiente, di cui facciamo parte anche noi, e di sensibilizzare sul tema della conservazione della biodiversità una vasta platea di persone. Le attività iniziano il primo ottobre 2020 e termineranno il 31 dicembre 2026.

Fra le prime azioni ci sarà la formazione di volontari e di "erpetologi (coloro che studiano rettili e anfibi) junior" che dovranno prendere parte ai lavori di monitoraggio e ripopolamento già dai primi mesi del prossimo anno, affiancando il personale tecnico specializzato ("erpetologi senior") afferente alla cooperativa ELEADE. Seguirà l'assegnazione degli incarichi per la progettazione degli interventi di conservazione degli habitat, quali la creazione di nuovi stagni o il ripristino di aree umide degradate, la cui realizzazione è prevista dall'inverno 2021-2022 e continuerà nelle due successive stagioni invernali. Le attività di monitoraggio e ripopolamento (supportate da indagini genetiche e rigorosi controlli sanitari), accompagneranno tutti i sei gli anni di progetto, in quanto queste attività devono essere ripetute per un periodo sufficientemente lungo affinché siano raggiunti risultati soddisfacenti in termini di rafforzamento delle popolazioni ancora presenti e formazione di nuovi nuclei demografici. I ripopolamenti avverranno solo dopo aver ripristinato condizioni di habitat favorevoli e rimosso le minacce che hanno causato la loro estinzione o più semplicemente il loro declino. Essenziale per il successo dell'operazione sarà anche il sostegno della popolazione locale. In tal senso alcuni privati sono già d'accordo a mettere a disposizione dell'Ente-Parco i loro terreni per la ricostruzione degli habitat o per condividere buone pratiche. 

Pelobate maschio (Foto di Paolo Bergò)
Risorgiva nella Riserva Naturale dell'Isolotto del Ritano a Saluggia (F. Ivan Ellena e Marco Stassi)
Stagno Paulet, a Vialfrè, Anfiteatro Morenico di Ivrea (F. Andrea Miola)
 
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