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L'Area Protetta

Carta d'identità

  • Superficie a terra (ha): 361,70
  • Quota minima (m): 1.013
  • Quota massima (m): 1.599
  • Regioni: Piemonte
  • Province: Torino
  • Comuni: Rubiana, Viù
  • Provv.ti istitutivi: LR 19 29/06/2009
  • Elenco Ufficiale AP: EUAP0883

 

 
Archivio CEDRAP / Farina Antonio

Il Parco Naturale di interesse provinciale del Col del Lys

L'area si estende sui territori dei Comuni di Rubiana e Viù tra i 1.013 e i 1.599 m di quota, ed è caratterizzata da brughiere, da boschi di faggio con sorbo montano e sorbo degli uccellatori, da boscaglie mesofile di ontano nero. Recenti ricerche hanno rilevato la presenza di Euphorbia gibelliana, specie assai rara in Piemonte e già oggetto di tutela nell'ambito della Riserva naturale integrale della Madonna della Neve sul monte Lera.
La zona del Colle del Lys è stata teatro di importanti avvenimenti storici, soprattutto durante la guerra di liberazione; il Colle è considerato uno dei simboli della Resistenza in Valle di Susa e nelle Valli di Lanzo e vi è stato eretto un monumento che ricorda 2104 partigiani caduti.
Di grande rilievo storico e architettonico è la presenza del santuario seicentesco della Madonna della Bassa.

Archivio CEDRAP / Farina Antonio

Flora e aspetti vegetazionali

Sullo spoglio crinale, che corre a oriente del colle, mette radici l'esemplare più significativo dell'area, l'Euphorbia gibelliana che venne descritta per la prima volta nel 1892 da Paolo Peola il quale la dedicò a Giuseppe Gibelli, allora docente e Direttore dell'Orto Botanico di Torino.
E' da considerarsi un microendemismo poichè è presente a livello mondiale esclusivamente in questa porzione di territorio e nelle aree limitrofe al Parco. Per questo motivo è stata segnalata come pianta in pericolo di estinzione dalla Società Botanica Italiana nel "Censimento dei biotopi di rilevante interesse vegetazionale meritevoli di conservazione in Italia" del 1971.
E' quindi a tutti gli effetti un prezioso tesoro botanico e per questo da proteggere. Non meno cura bisogna riservare all'area boschiva che le importanti attività produttive (alpicolturali e selvicolturali) del passato hanno contribuito a plasmare modificandone la vegetazione originaria e creando infine nuovi equilibri. Attualmente, dove le attività antropiche tradizionali sono state abbandonate, si assiste ad una fase di rapida modificazione ed evoluzione della vegetazione.
Alle quote inferiori del Parco e sul versante di Viù vi sono boschi di latifoglie, ma la gran parte della vegetazione arborea dell'area è frutto di rimboschimenti, soprattutto di conifere come larice (Larix decidua), pino nero (Pinus nigra), abete rosso (Picea abies), abete bianco (Abies alba) e pino silvestre (Pinus sylvestris), il quale però è marginale, poiché soggetto a mortalità e danni da processionaria (Traumatocampa pityocampa). Si trovano anche aree a brughiera boscata, con sorbo montano (Sorbus aria) e sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia), interrotte lungo i valloni da boscaglie mesofile di ontano (Alnus glutinosa) e faggio (Fagus sylvatica).
Il motivo del consistente rimboschimento è da ricercare nell'incessante attività dell'uomo che, in particolare negli ultimi 2 secoli, a causa del carico demografico, mise a coltura tutto il territorio con il dissodamento delle aree boscate. I boschi erano utilizzati per produrre legname per l'edilizia locale e per l'industria estrattiva: anche lo sviluppo dei pascoli contribuì alla diminuzione costante della superficie boscata sino alla quasi scomparsa, prima delle guerre mondiali (come si apprende da un documento di Santi del 1904). Già da tempi remoti infatti l'area del colle era ricca di alpeggi, con discreta ricchezza di bestiame bovino ed ovino.
La successiva emigrazione dell'ultimo dopoguerra e i noti fenomeni socio-economici che hanno determinato l'abbandono delle zone montane assieme alle attività in esse praticate hanno indotto vistosi mutamenti nella vegetazione, impoverendola di specie, in genere a favore di una flora più banale, mentre la superficie boscata è tornata ad aumentare sensibilmente, riconquistando superfici sempre più vaste a scapito delle zone a pascolo alle quote più elevate.

Archivio CEDRAP / Campora Massimo

La Geologia

Nel territorio dell'area protetta è piuttosto agevole distinguere tra il substrato roccioso cristallino e i terreni di copertura.
Nel substrato roccioso cristallino possono essere individuate:

  • rocce metamorfiche, ultrabasiche con minerali ricchi di ferro, magnesio e calcio, povere in silice, che appartengono al massiccio ultrabasico di Lanzo
  • ofioliti metamorfiche: prasiniti, anfiboliti semplici e granatifere ed eclogiti
  • serpentiniti, serpentinoscisti, granatiti e pirosseniti.

Le coperture del substrato roccioso, invece, derivano dalle più antiche rocce affioranti sottoposte a fenomeni erosivi, chimici e fisici dovuti agli eventi meteorologici, all'azione dei corsi d'acqua e a fenomeni gravitativi. All'interno del parco sono presenti pareti rocciose e versanti particolarmente scoscesi.
L'azione erosiva dovuta al gelo e disgelo dell'acqua nelle fessure e nelle discontinuità delle rocce, unita all'azione delle piogge, favorisce la formazione, al piede dei versanti, di falde detritiche costituite da frammenti di roccia di varie dimensioni. Inoltre, potrete osservare forme ad anfiteatro, inserite in prossimità dei crinali, che rappresentano i relitti dell'esarazione glaciale.

Eventi Storici

Come noto, durante la seconda guerra mondiale fu la resistenza dei partigiani a liberare l'Italia dagli invasori nemici ed in Piemonte il fulcro della resistenza si collocò proprio nelle Valli di Susa e di Lanzo dove molti uomini difesero il territorio e altri partirono alla volta del confine orientale italiano.
Proprio per il loro coraggio e patriottismo, il 2 luglio 2000 l'Associazione Comitato Colle del Lys, ponendosi come promotore con la Provincia di Torino, ha realizzato un sogno che aveva accarezzato da tempo: l'inaugurazione del Centro Ecomuseale del Colle del Lys. Un Ecomuseo nato dalla volontà di ripristinare e far conoscere i sentieri e le borgate disposte intorno al Colle del Lys, pregni di ricordi e testimonianze che offrono ai turisti la possibilità di unire interessi ambientalistici e storico-culturali. La volontà è soprattutto quella di sensibilizzare il pubblico, in particolare quello "giovane" delle scuole, sull'importanza della memoria storica, ponendo nel contempo riflessioni più generali sul collegamento tra passato e presente, per evidenziare anche la situazione vissuta dalle popolazioni montane durante la logorante esperienza di guerra e la loro situazione oggi, in un momento in cui la montagna tende progressivamente a spopolarsi. E' dunque una splendida realtà: sede di seminari, mostre, punto informativo delle quattro valli (Susa, Lanzo, Chisone, Sangone) a cui fa da riferimento il colle del Lys, punto di partenza per il percorso nei sentieri montani, sede per manifestazioni e per la visione di filmati o programmi multimediali.
L'Associazione organizza tutti gli anni, la prima domenica di luglio, la manifestazione al Colle del Lys per perpetuare la memoria dei 2024 Caduti Partigiani nel ricordo del grande drammatico rastrellamento perpetrato dai nazifascisti il 2 luglio 1944.
Dopo l'8 settembre 1943 le unità partigiane operanti sul versante settentrionale della bassa Valle di Susa andarono a costituire la 17esima brigata Garibaldi, che prese il nome di "Felice Cima", cui fu assegnata la zona dal vallone del Lys fino a Mocchie; fu tra le prime formazioni partigiane che si organizzarono in Valle di Susa e una tra le più agguerrite ed attive; era costituita da centinaia di volontari e nell'estate del 1944 arrivò a contare oltre 700 partigiani. I suoi atti di sabotaggio si svolsero prevalentemente nelle zone di pianura e verso Torino; più volte tedeschi e repubblichini cercarono di distruggere il potenziale di guerriglia organizzato dai comandi partigiani a Rubiana, con ripetuti rastrellamenti nelle case dei locali. Già nel 1943 il progressivo intensificarsi delle azioni partigiane provocò la reazione tedesca, che si manifestò con una serie di rastrellamenti tra marzo e maggio del 1944 da Mompellato alla Valle di Viù, passando per il Colle del Lys. Questo portò ad un temporaneo sfaldamento delle bande partigiane. Una nuova ondata di rastrellamenti si concluse tragicamente con l'eccidio del 2 luglio 1944 al Lys. Per annientare il movimento partigiano l'offensiva nemica aveva elaborato un vasto piano che prevedeva l'impiego di circa un migliaio di uomini; forze tedesche e fasciste nella notte del 1 e 2 luglio attaccarono dal basso, protetti da carri armati e motociclette armate di mitragliatrici pesanti. I partigiani armati tentarono di coprire la ritirata dei compagni inermi; non riuscendo a fermare l'avanzata nemica, cercarono scampo fuggendo verso il monte Rognoso e il Civrari, mentre altri, aggirando il Colle del Lys, si portarono verso Niquidetto e Col S. Giovanni; molti fortunatamente trovarono rifugio e cibo nelle baite dei pastori della zona. La fuga fu ostacolata da alcuni fascisti che, camuffati sia in borghese che da alpini, si appostarono incitando i ribelli ad unirsi a loro. I partigiani catturati anziché essere considerati prigionieri di guerra furono concentrati in un punto e poi fucilati.
Alla fine del conflitto si propose la realizzazione di un mausoleo a ricordo, da costruirsi sul colle, e di una lapide in prossimità della fossa comune nella frazione Airetta, sotto il Colle del Lys, sul versante della Valle di Viù.
Durante la guerra di liberazione in queste valli, il Colle del Lys ed i valichi pedonali poco distanti da esso ebbero un ruolo importante anche perché costituirono il principale collegamento tra le Valli di Lanzo e la pianura, dal momento che gli altri collegamenti, più diretti, erano sorvegliati dai fascisti e per recuperare il cibo per le Valli di Lanzo, naturalmente povere, erano fondamentali i collegamenti con la pianura.

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