Scenario naturale trai più suggestivi delle Alpi, erosa modellata dallo
scorrere millenario delle acque del torrente Vinadia e dei suoi
maggiori affluenti il Picchions e il Chiantone.
Appena sotto
l'abitato di Vinaio ha inizio il Canyon del Vinadia, uno dei più
singolari e grandiosi monumenti naturali della Carnia, meglio
conosciuto con il nome di "Forra del Vinadia".
Essa si snoda in una stretta e profondissima gola fino a raggiungere il
comune di Villa Santina, con uno sviluppo di circa 5 Km. di cui 3,5
scorrono in uno spettacolare orrido.
Questa gola le cui pareti alte quasi 200 metri e che in alcuni punti
distano tra loro solo alcuni metri, costituisce uno dei più notevoli
esempi di erosione fluviale di tutte le Alpi, creando delle variazioni
litologiche uniche nel loro genere.
Per gli amanti della natura e per i più esperti, le emozioni sono
assicurate. L'itinerario è un continuo succedersi di cascate, piccoli
laghetti ed imponenti pareti rocciose così alte e vicine tra loro che
in alcuni punti non si riesce a scorgere il cielo.
Sorto nel 1619 sul luogo di un'antica chiesetta dedicata alla Maternità
di Maria, è tramandato come luogo di un'apparizione (origine comune di
molti santuari mariani). Si colloca lungo un antico percorso che
portava ai luoghi della fienagione in Valdie e come luogo di sosta
privilegiato per la preghiera.
Il santuario, si connotava come
luogo di devozione extralocale in quanto meta di pellegrini attratti
dalle proprietà miracolose del luogo (resurrezione dei bimbi non
battezzati) che l'accomunano a quello della Madonna di Trava.
Alle spalle della chiesa si trova l'ex romitorio francescano di M.te
Castellano (seicentesco), oggi di proprietà privata e quindi non
accessibile, tranne che in occasioni particolari.
Luogo incantato e area di eccezionale valore ambientale, è unica in
Regione come esempio di antico insediamento stabile posto a quasi 1000
m di altitudine, formato da stavoli disseminati sui prati
dell'altipiano e in parte ancora utilizzati per l'alpeggio.
Dai prati di Pani si gode una vista straordinaria del Tagliamento che scende verso valle.
Area poco conosciuta nonostante il suo grande valore ambientale
descritto anche da Michele Gortani ad inizio secolo: "Nell'area della
Pineta si incontrano quasi sempre assieme alberi delle due specie
resinose: Abete rosso e Pino silvestre; con l'eccezione della fascia
più occidentale, vicina al T. Degano, che è solo a Pino silvestre.
All'interno, solo in alcune aree ristrette si hanno abetine pure o solo
pini; a volte alle due specie arboree principali si accompagnano gruppi
di acacie o di frassini o di ornielli, più raramente gruppi di ontani o
pochi tigli, rari le querce e i pioppi; quasi mai i salici raggiungono
altezze superiori a qualche metro.
Sono
però sufficienti minime variazioni ambientali per creare condizioni per
lo sviluppo di sottobosco ricco di flora, altrimenti il corteo
floristico rimane decisamente limitato.
Per fortuna queste
variazioni sono frequenti, e sono dovute a diversi fattori: schiarite
naturali, il recente taglio delle piante più vecchie, la presenza di
canali d'acqua, il terreno argilloso, la vicinanza al greto del F.
Tagliamento, ecc... Queste situazioni e il fatto che tutta l'area è
attraversata da stradine e sentieri, che vanno in ogni direzione
consentono una discreta libertà di movimento e un'interessante insieme
floristico" (G. De Prato, "la flora del Parco").
Gli scavi archeologici condotti negli ultimi anni hanno permesso di
portare alla luce un complesso culturale di epoca paleocristiana (V
sec. d.C.), con fasi di sviluppo altomedievali che giungono sino al VII
sec. d.C. Sul Col Zuca vi era l'area dove la popolazione autoctona
seppelliva i propri morti.
Gli scavi hanno rivelato i resti di una
basilica ad aula rettangolare senza abside di cui si può ancora
osservare parte della pavimentazione, decorata a mosaico.
La cascata è immersa in un ambiente dalla vegetazione lussureggiante.
Benchè meno possente della Radime la cascata Plera è di grande
interesse dal punto di vista geologico, naturalistico e ambientale.
Merita quindi sicuramente una visita per ammirare le sue spumeggianti
acque che scrosciano tra le rocce.
Accanto alla cascata sgorgava, fino alla metà degli anni '70, una sorgente di acqua pudia, oggi scomparsa.