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Parco Naturale Regionale Dune Costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo

www.parcodunecostiere.org
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L'Area Protetta

Carta d'identità

  • Superficie a terra (ha): 1.069,00
  • Regioni: Puglia
  • Province: Brindisi
  • Comuni: Fasano, Ostuni
  • Provv.ti istitutivi: DGR 23/12/2002 - L.R. 31 27/10/2006
  • Elenco Ufficiale AP: EUAP1193

 

 
Paesaggi

Il Parco

Il Parco Naturale Regionale Dune Costiere da Torre Canne a Torre San Leonado si estende nei territori di Ostuni e Fasano su circa 1.100 ettari, lungo 8 chilometri di costa e si inoltra verso le aree agricole interne, occupate da oliveti plurisecolari e antiche masserie. Il perimetro segue il corso delle lame e misura complessivamente 55 chilometri; al suo interno ricade il Sito di Importanza Comunitaria (SIC) "Litorale brindisino", compreso nella rete europea "Natura 2000", il cui obbiettivo è custodire habitat naturali e specie vegetali e animali che rischiano di scomparire. Questo SIC è caratterizzato infatti da zone umide costiere che rivestono un importante valore per specie rare e minacciate della flora e della fauna, che qui si riproducono o sostano durante le migrazioni.

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Paesaggi

Il SIC

Il SIC (Sito di Importanza Comunitaria) è un'area geograficamente definita che contribuisce in maniera significativa alla conservazione o al ripristino di habitat naturali, nonché di specie vegetali e animali, o al mantenimento della diversità biologica nella regione biogeografica a cui appartiene.
Il SIC "Litorale brindisino" è caratterizzato, in particolare, dalla presenza di zone umide costiere dove sostano, o si riproducono, specie di avifauna migratrice rare o minacciate.

Ecosistemi

Nell'area protetta sono presenti numerosi habitat. Ciascuno è la conseguenza delle caratteristiche geologiche, morfologiche e climatiche di un sito che condizionano la presenza di vegetazione e fauna che predilige tali peculiarità. Di questi habitat, alcuni sono considerati prioritari: meritano cioè una particolare attenzione perchè rischiano di scomparire dal territorio dell'Unione Europea >>>

La zona umida e gli impianti di itticoltura

La zona umida e l'itticoltura

La zona umida di Fiume Morelli, situata negli spazi retrodunali del Parco, è caratterizzata dalla presenza di specchi d'acqua e da antiche costruzioni per la pratica della pesca. Il fiume ha una tipica forma a "L" e si snoda per 800 metri, alimentato nel suo percorso da numerose risorgive di notevole portata, dalle quali sgorga un'acqua leggermente salina e acidula, perché ha attraversato le cavità sotterranee di roccia calcarea.
Gli stagni di acqua dolce creati dal fiume nella zona umida sono stati utilizzati per l'itticoltura fin dalla fine dell'Ottocento, epoca a cui risale l'antico impianto utilizzato fino agli anni Ottanta e recuperato a partire dal 2009, con l'avvio di un'attività di acquacoltura certificata con metodo biologico. L'impianto è composto da un sistema di 7 bacini e 11 chiuse, che regolano il regime delle acque e controllano gli spostamenti spontanei dei pesci fra gli stagni e il mare. La peschiera, grande vasca circondata da alte mura perimetrali e dotata di un piccolo locale coperto destinato alla guardiania, serviva per contenere il pesce pescato nei bacini, che sarebbe stato venduto successivamente.

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Gli Oliveti secolari

Gli Oliveti secolari

Nell'area del Parco la coltivazione dell'olivo ha origini remote, come attestano le piantate plurisecolari, che contraddistinguono un paesaggio agrario tra i più antichi del Mediterraneo, simbolo indiscusso della Puglia. Questi oliveti hanno infatti la stessa età della via Traiana - l'importante via romana inaugurata nel 113 d.C. - che attraversa tutta la piana olivetata, dell'antica Egnazia, nel territorio di Fasano, fino alle colonne romane dell'antico porto di Brindisi. L'oliveto storico è un ambiente seminaturale, rimasto intatto nel corso dei secoli. Coltivato in maniera estensiva, presenta 50-60 piante per ettaro, disposte in maniera casuale secondo l'originaria ubicazione dell'olivastro, specie spontanea della macchia mediterranea, preesistente all'olivo sativo e poi innestata con questo per ottenere olive da olio.

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Lame e insediamenti rupestri

Lame e insediamenti rupestri

Le lame caratterizzano fortemente la morfologia territoriale del Parco; sono incisioni lineari del terreno perpendicolari alla linea di costa, con fondo piatto e fianchi mediamente inclinati, che hanno avuto origine dall'azione erosiva delle acque superficiali. Sono veri e propri fiumi fossili, poiché testimoniano la presenza di antichi corsi d'acqua, di cui costituivano l'alveo. Ancora oggi questi canali assicurano il deflusso delle acque superficiali a regime torrentizio dalle colline murgiane al mare, dopo aver attraversato la piana di oliveti, e sono perciò considerati dei veri e propri "corridoi ecologici". La ricca vegetazione rupicola e macchiosa, che cresce al loro interno, rende le lame funzionali alla mobilità della fauna, che le utilizza come rifugio e collegamento tra la collina e il mare. Nelle cavità delle pareti dimora avifauna stanziale e migratoria, rapaci diurni e notturni, e l'intricata vegetazione offre riparo a piccoli mammiferi, talvolta disturbati dalle sistemazioni agrarie del suolo. Si tratta di una grande varietà di specie che svolgono attività predatoria nelle campagne circostanti, apportando benefici all'attività agricola.

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