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Parco Regionale dei Sassi di Roccamalatina


L'Area Protetta

Mappa di Avvicinamento

Carta d'identità

  • Superficie a terra (ha): 1.119,00
  • Regioni: Emilia Romagna
  • Province: Modena
  • Comuni: Castelvetro di Modena, Guiglia, Marano sul Panaro, Savignano sul Panaro, Vignola, Zocca
  • Provv.ti istitutivi: LR 11 2/04/1988 - L.R. n.6 del 17/02/2005
  • Elenco Ufficiale AP: EUAP0179
Ente Gestore: Consorzio Parco Regionale dei Sassi di Roccamalatina

La zonizzazione del Parco



Geomorfologia


Un paesaggio tra argille e arenarie

Nel territorio del parco le erte pendici boscose e le rupi, tra cui quelle singolarissime dei Sassi, contrastano in maniera evidente con le ampie aree sottostanti, dolcemente prative e calanchive. L'accostamento di morfologie collinari tanto dissimili lungo un medesimo versante è legato alla peculiare ossatura geologica dell'Appennino emiliano, frequentemente caratterizzata dal contatto tra rocce a diverso grado di erodibilità. Le arenarie che formano le maestose rupi di Monte Guerro e quelle pronunciatissime dei Sassi sono, invece, visibilmente più resistenti all'erosione: le loro particelle grossolane sono saldamente cementate. La giacitura degli strati lungo i versanti puó presentarsi per lunghi tratti a reggipoggio, come nelle pareti occidentali dei Sassi, offrendo la massima resistenza ai processi erosivi e franosi.



I complessi argillosi

Le argille che affiorano nel territorio del parco appartengono ai tipici complessi rocciosi, in prevalenza argillosi, che caratterizzano gran parte dell'Appennino emiliano. Particolarmente significativo é il loro assetto caotico, reso evidente dal colore variegato, in cui argille e altre rocce appaiono mescolate assieme. Anche a distanza é facile osservare lungo gli affioramenti l'accostamento di argille di colore rosso, grigio chiaro, grigio scuro, verdastro, bruno, nelle quali sono dispersi frammenti di altra natura rocciosa che hanno in comune l'origine lontana. La sedimentazione di questi terreni é, infatti, avvenuta, durante il Cretaceo superiore (intorno a 90 milioni di anni fa), in ambienti di mare profondo prossimi all'antico Oceano Ligure, il piccolo braccio oceanico dalla cui chiusura ha avuto origine l'Appennino; per questo sono chiamati Liguridi.



Le arenarie dei Sassi

Le particolari arenarie che hanno originato gli imponenti torrioni dei Sassi sono composte da granuli molto grossolani, che si possono distinguere bene anche osservando un campione a occhio nudo: sulle superfici scabre, spesso nascosti da chiazze bianche di licheni crostosi, spiccano i granuli di quarzo grigio chiaro e di aspetto vetroso, e si possono distinguere quelli feldspatici bianco latte, mentre più rare sono le particelle scure di altri piccoli frammenti rocciosi. Le arenarie quarzose dei Sassi, un tempo note come Molasse dei Sassi di Rocca Malatina, prendono il nome di Arenarie di Anconella, dalla omonima localitá del bolognese dove esemplari affioramenti ne costituiscono il riferimento stratigrafico ufficiale. Le Arenarie di Anconella sono osservabili in una fascia abbastanza continua, che dai fianchi dirupati di Monte Guerro abbraccia i Sassi, la zona di Castellino delle Formiche e le pendici in cui é modellato il Dito di Samone.

© Vigili Provinciali: Provincia di Bologna - Paolo Taranto

© Vigili Provinciali: Provincia di Bologna - Paolo Taranto




La Fauna

Riconosciuto quale Sito di Interesse Comunitario e Zona di Protezione Speciale della fauna ai sensi della direttiva "Habitat", al Parco è possibile osservare una notevole varietà di ecosistemi: boschi, coltivi, rocce, grotte, corsi d'acqua. Tali ecosistemi, suddivisi sul territorio in percentuale variabile come dalla Tav. 1, ospitano un'ampia biodiversità.
Tra gli invertebrati spiccano il Gambero di fiume e il Lucanus cervus, specie classificate di interesse comunitario. La Lasca, il Vairone e il Cobite sono da segnalare per le specie ittiche. Gli anfibi vedono varie specie di tritoni quali il Geotritone tipico del margine di grotta, il Tritone alpestre e il Tritone crestato, oltre a varie specie di rane come la appenninica e la dalmatina. Tra i rettili il Colubro di Riccioli è presente con l'unica stazione segnalata per la Provincia di Modena.
Ampia la varietà di uccelli con oltre 80 specie nidificanti (cfr. Tav. 2) tra cui il Falco pellegrino, il Succiacapre, il Calandro e l'Ortolano. Più di 40 sono le specie di mammiferi (cfr. Tav.3) tra cui il Capriolo, il Tasso, la Volpe, l'Istrice e varie specie classificate di importanza comunitaria di chirotteri.

Tav. 1 Composizione ambientale del Parco

Tipo Ettari Copertura %
Boschi di latifoglie 456,89 40,78
Seminativi 273,17 24,38
Aree agricole eterogenee 130,70 11,67
Incolto arbustato 87,31 7,79
Tessuto urbano 49,32 4,40
Calanchi 46,06 4,11
Greto 29,41 2,63
Frutteti e vigneti 24,37 2,18
Castagneti 15,25 1,36
Zone rocciose 4,82 0,43
Boschi di conifere 2,98 0,27
Totale 1.120,28 100,00

Tav. 2 Check-list (2006) specie nidificanti segnalate nel Parco

Specie Status
Specie Status
Germano reale N Usignolo N
Sparviere N Codirosso spazzacamino N
Poiana N Codirosso N
Falco pellegrino N Saltimpalo N
Lodolaio N Merlo N
Gheppio N Usignolo di fiume N
Pernice rossa N Canapino N
Starna N Capinera N
Fagiano N Sterpazzolina N
Gallinella d'acqua N Sterpazzola N
Corriere piccolo N Luì bianco N
Colombaccio N Luì piccolo N
Tortora dal collare N Pigliamosche N
Tortora selvatica N Codibugnolo N
Cuculo N Cinciarella N
Barbagianni N Cinciallegra N
Civetta N Cincia bigia N
Allocco N Picchio muratore N
Gufo comune N Rampichino N
Succiacapre N Rigogolo N
Rondone N Averla piccola N
Martin pescatore N Ghiandaia N
Upupa N Gazza N
Torcicollo N Cornacchia grigia N
Picchio verde N Taccola N
Picchio rosso maggiore N Storno N
Picchio rosso minore N Passera domestica N
Tottavilla N Passera mattugia N
Topino N Fringuello N
Rondine montana N Verzellino N
Rondine N Fanello N
Balestruccio N Cardellino N
Calandro N Verdone N
Ballerina bianca N Zigolo nero N
Scricciolo N Ortolano N
Pettirosso N Strillozzo N

Tav. 3 Mammiferi segnalati nel Parco

Specie Nome Scientifico
Riccio europeo occidentale Erinaceus europeanus
Toporagno comune Sorex araneus
Toporagno appenninico Sorex samniticus
Mustiolo Suncus etruscus
Crocidura ventre bianco Crocidura leucodon
Crocidura minore Crocidura suaveolens
Talpa europea Talpa europea
Rinolofo euriale Rhinolophus euryale
Rinolofo maggiore Rhinolophus ferrumequinum
Rinolofo minore Rhinolophus hipposiderus
Vespertilio di Daubenton Myotis daubentoni
Vespertilio smarginato Myotis emarginatus
Vespertilio maggiore Myotis myotis
Vespertilio di Natterer Myotis nattereri
Pipistrello albolimbato Pipistrellus kuhli
Pipistrello nano Pipistrellus pipistrellus
Pipistrello di Savi Hypsugo savii
Orecchione Plecotus auritus
Molosso di Cestoni Tadarida teniotis
Lepre Lepus europaeus
Scoiattolo Sciurus vulgaris
Quercino Eliomys quercinus
Ghiro Myoxus glis
Moscardino Moscardinus avellanarius
Arvicola rossastra Clethrionomys glareolus
Arvicola di Savi Microtus savii
Topo selvatico collo giallo Apodemus flavicollis
Topo selvatico Apodemus sylvaticus
Ratto delle chiaviche Rattus norvegicus
Ratto nero Rattus rattus
Topolino delle case Mus domesticus
Istrice Hystrix cristata
Volpe Vulpes vulpes
Tasso Meles meles
Donnola Mustela nivalis
Puzzola Mustela putorius
Faina Martes foina
Cinghiale Sus scrofa
Daino Dama dama
Cervo Cervus elaphus
Capriolo Capreolus capreolus




Flora e vegetazione

Il paesaggio vegetale del Parco tradisce la sapiente e metodica azione dell'uomo: i prati stabili attraversati da filari di ciliegi e piantate, i seminativi e le vigne hanno nel corso dei secoli occupato le aree a minore pendenza e meglio esposte, relegando i boschi nei punti meno favorevoli. Un elemento di transizione è la presenza di lembi di castagneto da frutto, con piante anche secolari.
In tali aree oltre al castagno compaiono la Ginestra dei carbonai, la Felce Aquilina e, più localizzati, il Brugo Arboreo. Ben rappresentato è il livello arbustivo con Ginepro, Sanguinello, Biancospino e diverse leguminose (Ginestra odorosa, Citiso a foglie sessili e Vescicaria). Nel cuore dell'Area Protetta il bosco sfuma in una macchia arbustata dove affiorano le dirupate pareti arenacee dei Sassi. L'elevata pendenza, la scarsità di suolo, e le ampie escursioni termiche limitano la vegetazione a una copertura rada e discuntinua, con piante che spesso presentano precisi adattamenti alla vita rupicola: tra le più comuni Ginestra, Ginepro, Elicriso e, particolarmente abbondante sulle pareti a sud, l'Erica arborea che in primavera si copre di piccoli fiori bianco perlacei. Sulle rocce compaiono anche alcuni alberi: Castagni ma soprattutto Roverelle e Ornielli, con esemplari dalla chioma ridotta e dal tronco contorto, oltre a diverse specie del genere Sedum.
Tipiche di questi ambienti sono anche specie aromatiche come Assenzio e Timo. La morfologia dei Sassi determina una grande diversità nelle condizioni microclimatiche, sui versanti più ombrosi e umidi vegetano il Faggio e il Mirtillo solitamente presenti a quote molto più elevate.




La flora del Parco

Un recente censimento ha evidenziato la presenza di 767 specie, distribuite in 88 Famiglie. La famiglia più ricca è quella delle Composite (dal fiore composto di tanti fiorellini, come ad esempio la margherita) con ben 96 specie; seguono le Leguminose (che comprendono un'ampia gamma di specie, anche importanti per l'alimentazione, come i fagioli, le lenticchie, ecc.) con 65 e le Graminacee (tra le più ricche di specie della nostra flora con fiori organizzati in spighette come l'orzo, l'avena, il grano, ecc.) con 63. Le piante protette dalla Legge regionale del 1977 sono risultate 48 di cui 26 Orchidee, su un totale di circa 160. Se si considera che le specie regionali sono 2380 (secondo Pignatti, uno dei più preparati conoscitori della flora italica), la presenza di 767 specie rappresenta oltre il 31% dell'intera flora regionale. Tenendo conto delle dimensioni dell'area del Parco, rispetto a quella regionale il dato è considerevole e rivela un'alta diversità floristica.
Dei 13 transetti indagati (porzioni lineari di territorio presi a campione), di cui 8 nel territorio del Parco, 3 nel Monte della Riva e 2 nel Sasso di Sant'Andrea, il maggior numero di specie è stato trovato nei transetti del Parco. In particolare nel n° 1, ubicato nei calanchi soprastanti al Panaro, sono state rinvenute ben 284 specie.
Risultato rilevante dell'indagine, è l'individuazione di 14 specie come prima segnalazione per la Regione Emilia-Romagna (per es. Muscari negletum - una liliacea, Bidens frondosa - una composita). Altre specie interessanti segnalate sono le orchidee. Tra le più rare rinvenute troviamo Orchis tridentata, presente in una sola stazione, e Orchis provincialis che pur essendo non rara in Italia è stata inserita nella Convenzione di Berna tra le specie a rischio.
Altre piante di valore botanico sono state rinvenute negli ambienti legati alle zone umide del Parco. In questi ambienti così delicati e fragili vivono infatti specie che si stanno rarefacendo e occorre operare fattivamente per la loro conservazione.
Da questo censimento il parco ha ottenuto materiale informatizzato che servirà a definire in formato digitale anche la localizzazione esatta di ogni singolo rinvenimento. Tali informazioni permetteranno di elaborare mappe tematiche di vario tipo come specifiche carte della vegetazione.




Storia


Pievi, rocche e case-torri: gli "inquilini di pietra"

Ricca è la storia raccontata dalle testimonianze architettoniche del parco. La chiesa di Trebbio, monumento nazionale, è una pieve romanica del XI-XII secolo, la cui fondazione è attribuita dalla tradizione popolare a Matilde di Canossa. La pieve dedicata a S. Giovanni Battista all'epoca godette di notevole importanza per la zona. Già nel 1291 pare avesse una ricca collegiata di canonici e 19 cappelle dipendenti, tra cui quelle di Guiglia, Pugnano e Castellino delle formiche. Seguirono secoli di decadenza e di trasformazione dell'edificio in stile barocco. Agli inizi del '900 fu oggetto di una profonda ristrutturazione ad opera di Don Ferdinando Manzini, che la riportò allo stile originario.
I due piccoli villaggi ai piedi delle guglie, un tempo chiamati Rocca di Guidone e Rocca di Sigizio, facevano parte di un vasto sistema fortificato disposto intorno alla Pieve di Trebbio e ai sassi. Signori di questo complesso furono i Malatigni, la cui stirpe acquisì il nome da un Malatigna di cui si ha notizia attorno al 1170. Ora rimangono negli odierni edifici ai piedi delle guglie, antichi portali risalenti all'epoca e segni di grotte e antiche costruzioni sulle pareti dei sassi.
Case-torri e torri rondonare sono esempi di architettura medievale. A partire dal '300 le case-torri si configuravano sia come edifici rurali che come fortificazioni di difesa. Nei secoli successivi e fino al '600 si diffusero vere e proprie torri private abitate, ma anche utilizzate come luoghi di allevamento di colombi e rondoni. Nel parco sono numerosi gli esempi anche ben conservati di edifici di tale architettura come il Castellaro, la Grilla, Pugnano e la Vignola.