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Riserva Naturale Boschi del Giovetto di Palline

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L'Area Protetta

Carta d'identità

  • Superficie a terra (ha): 675,00
  • Regioni: Lombardia
  • Province: Bergamo, Brescia
  • Comuni: Azzone, Borno
  • Provv.ti istitutivi: DCR 2014 25/03/1985
  • Elenco Ufficiale AP: EUAP0284

 

 
Capre Costone

La Geologia


Le rocce e i terreni

L'assetto geologico della Riserva é costituito da formazioni sedimentarie Triassiche con prevalenza di depositi argillo - marnosi facilmente erodibili che danno luogo a forme arrotondate e pendii poco acclivi, e per brevi tratti da depositi calcareo-marnosi meno degradabili affioranti nelle zone più ripide. I primi, di colore bruno nerastro, appaiono intensamente fogliettati per effetto d'un fitto sistema di fratture; i secondi, di colore grigiastro, sono piuttosto compatti e più o meno stratificati. Verso i limiti inferiori della Riserva (loc. Paen), dove la pendenza é decisamente comoda, le rocce in posto sono ricoperte da una coltre di depositi glaciali e fluvio-glaciali con ciottoli di rocce rossastre. I depositi di versante, particolarmente estesi nella zona della "Paghera" (versante scalvino), sono costituiti da detriti stabilizzati formati da minuscole schegge di argilliti, localmente chiamati "mortès". Allo sbocco degli impluvi, nei dintorni dei valico di Croce di Salven (zona di confluenza del ghiacciaio dell'Oglio con quello della Val di Scalve), si riscontrano depositi detritici trascinati dalle acque e costituiti da ciottoli calcarei grossolani e sabbie.

Acervo Pianes
Bosco Paen
Vecchio larice - pascoli Costone

La Vegetazione


La copertura vegetazionale

La copertura vegetazionale della Riserva a colpo d'occhio é caratterizzata da almeno tre tipi: i boschi, i cespuglieti e le praterie. Subito colpisce la superficie boscata, estesa sull'82% del territorio, dai 950 m. (versante scalvino), fino a 1.850 m., formante un manto relativamente compatto ed omogeneo costituito in netta prevalenza da fustaie di abete rosso (pagher). Ad un esame più dettagliato la vegetazione forestale si può comunque distinguere in tre fasce. Dai limiti inferiori, fino a 1250-1300 m. nelle esposizioni fresche, i boschi tendono ad essere per lo più misti di abete rosso ed abete bianco. (Abieti-Faggeto). Il bosco misto si presenta pertanto eterogeneo, formato da gruppi e da piante di varia età con sottobosco relativamente ricco di muschi, felci, ed altre specie erbacee ed arbustive. Dove la dotazione d'acqua nel terreno si riduce, o dove maggiore é il soleggiamento, prevale l'abete rosso con mescolanze poco significative di latifoglie come faggio, frassino maggiore acero montano e nocciolo. Dai 1250-1300 m. ai 1450-1550 m. (Pecceta montana), i boschi sono dominati dell'abete rosso con limitate partecipazioni di abete bianco e talvolta larice. Quest'ultima conifera, facilmente individuabile nel tardo autunno per il colore giallo dorato che le sue foglie assumono prima di staccarsi, é presente in misura significativa solo in un limitato tratto del versante bornese, a seguito di introduzione artificiale. Dai 1450-1550 m. fino al limite della vegetazione arborea, aggirantesi attorno ai 1750-1850 m. (Pecceta subalpina), il bosco tende gradualmente ad aprirsi diradandosi o formando gruppi intercalati da radure, ricche di sottobosco arbustivo con ontano alpino, sorbo degli uccellatori, rododendro e mirtilli, dove la vita animale e vegetale é particolarmente ricca. L'abete rosso, pressoché esclusivo in basso, verso l'alto cede il posto al larice. Nei modesti lembi di lariceto la vegetazione dei sottobosco é multiforme, con abbondanti specie erbacee dalla ricca fioritura primaverile. Il larice colonizza le superfici temporaneamente prive di bosco ed i tratti di pascolo abbandonato, consentendo sotto la sua protezione l'insediamento dell'abete rosso. I cespuglieti caratterizzano soprattutto gli impluvi più ripidi della Val Giogna ed una discreta fascia sul versante nord, dove la neve permane più a lungo.
Oltre all'ontano alpino, che insieme ai rododendri forma serrate boscaglie nella zona marginale al pascolo del Costone, lungo gli impluvi sono frequenti il laburno alpino ed i salici.
Le praterie, comprendenti prati-pascoli, pascoli e praterie secondarie incolte, traggono tutte origine dalla eliminazione artificiale del bosco al fine di aumentare l'area disponibile per il pascolo. I prati-pascoli interessano piccole superfici verso i limiti inferiori dell'area protetta; i pascoli riguardano i modesti insediamenti stagionali di malga Creisa e Paiano, in Comune di Borno, e di malga Costone prevalentemente sul versante scalvino, tuttora utilizzati rispettivamente con bestiame bovino ed ovino. Le praterie secondarie incolte occupano le zone più ripide verso la sorgente "Cerovine".

La gestione dei boschi
L'appartenenza dei boschi della Riserva a Comuni situati in due Provincie con tradizioni ed economia completamente diversi, la non uniforme esposizione dei versanti e le pur minime differenze climatiche conseguenti, hanno fatto si che i diversi patrimoni forestali fossero in passato gestiti in modo non omogeneo.
In particolare nel versante di Borno è stato favorito il bosco coetaneo di abete rosso trattato a taglio raso per ottenere periodicamente grossi quantitativi di legname, anche a scapito della continuità della copertura forestale; al contrario nel versante della Valle di Scalve, grazie anche a condizioni ambientali favorevoli, il bosco è sempre stato più o meno misto di Abete bianco e Abete rosso ed il trattamento praticato è stato in prevalenza a scelta con diametri di taglio piuttosto bassi.
I piani di gestione forestale attualmente vigenti nella Riserva escludono i tagli a raso ed applicano i criteri della selvicoltura naturalistica, finalizzati a ricostituire boschi disetanei, il più possibile misti delle varie specie ecologicamente adatte, con una biomassa tendenzialmente in equilibrio con la fertilità dei terreni e capaci di perpetuarsi per via naturale lasciando all'uomo gli interventi di controllo e cura nonché l'utilizzazione selettiva delle piante mature.
Criteri che, oltre a non essere pregiudizievoli per la fauna selvatica, sembrano rispondere bene anche nei confronti della presenza di Formica lugubris, le cui colonie sono particolarmente diffuse e vitali nei boschi maggiormente naturaliformi.

Formicaio e porcini
Formicaio sopra Giuadel

Le Formiche

Le protagoniste della Riserva
Le formiche sono tra le più antiche creature del pianeta e sopravvivono nell'aspetto pressochè originario dopo 100 milioni di anni. A prima vista sembrano tutte uguali, eppure secondo i mirmecologi, ovvero gli specialisti che studiano questi curiosi insetti, le specie di formiche finora conosciute sono circa 12.000. In Italia si conoscono oltre 200 specie di formiche: tra queste, nei boschi di conifere delle Alpi, si trovano quelle che costruiscono i nidi (acervi) più appariscenti. Si tratta delle specie del gruppo Formica rufa, comprendente anche la Formica lugubris prevalente nei boschi della Riserva del Giovetto, dove costituisce il principale soggetto di tutela. Similmente alle altre famiglie d'insetti sociali (api, vespe e termiti), anche le formiche rufe si caratterizzano per un sistema di caste ben differenziato.
In un popolamento di formiche rufe si distinguono: le operaie, femmine sterili che misurano da 5 a 7 mm, hanno corpo piuttosto slanciato, dorso rosso ruggine, testa ed addome nerastro; le regine, femmine feconde, sono un poco più grandi (8-10 millimetri) e sono dotate di ali; i maschi sono più piccoli delle femmine ed alati.
Le operaie costituiscono la massa di una popolazione di formiche, svolgono tutti i lavori, assicurano la difesa, la cura della prole e l'approvvigionamento; vivono 4-5 anni. Le forme alate, femmine regine e maschi, sciamano nei primi giorni d'estate; i maschi hanno il compito di accompagnare le regine nel volo nuziale per fecondarne le uova; la loro vita è assai breve. 3-4 settimane e muoiono entro qualche giorno dal volo. Le regine, se non cadono vittime dei numerosi predatori (uccelli od insetti), dopo il volo nuziale perdono le ali e cominciano una lunga esistenza (anche 20-25 anni), votata alla deposizione delle uova nella parte più profonda del nido. La regina fecondata cerca sistemazione nel nido d'origine o comunque in quello della sua specie; talvolta fonda un altro formicaio deponendovi le uova e crescendo da sola la prima nidiata, dallo stadio di larve a quello di operaie.

I formicai
Tutte le specie del gruppo Formica rufa edificano un nido a forma di cupola, forma ideale per captare il calore del sole oltre che per proteggere il nido dalla pioggia.
I nidi o acervi misurano mediamente m 1,20 di diametro sono alti circa 60 cm e contengono una popolazione che va dalle 200.000 alle 500.000 formiche e diverse centinaia di regine, ma possono arrivare anche a 2 m di altezza e diversi metri di diametro, con una popolazione fino a più di un milione d'individui. I formicai si sviluppano in profondità, all'incirca quanto l'altezza della cupola, e solitamente inglobano una ceppaia marcescente o una grossa radice morta. La parte profonda, dove le formiche sono sufficientemente protette e dove regna una temperatura ottimale per la loro vita, è formata da una successione di camere intercomunicanti, destinate alla regina, allo sviluppo delle uova e delle larve nonché a contenere, nell'epoca prossima alla sciamatura, masse di individui alati. I diversi materiali con i quali viene costruito il nido, quali aghi di conifere, ramoscelli, grani di terra, gocce di resina ecc. sono abilmente intrecciati e formano una mirabile costruzione architettonica sufficientemente compatta. In estate, la temperatura interna dell'acervo si mantiene costante attorno ai 24-28°C, salvo nella parte più profonda dove non oltrepassa i 20°C; da fine settembre le formiche iniziano a concentrarsi nella profondità del nido, dove svernano, pressoché immobili, ad una temperatura di circa 10°C. Nella bella stagione, all'interno del nido schiere di operaie servono la regina, curano la prole, puliscono le celle e le gallerie e, se la temperatura diviene troppo elevata, realizzano nuove aperture per permettere una migliore ventilazione; il nido viene ispezionato di continuo per il mantenimento delle strutture e per il regolare ricambio dei materiali da costruzione. Durante il periodo di attività numerose operaie montano la guardia, pronte ad avvertire le compagne dell'avvicinarsi di un pericolo.

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