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Punti d'interesse

Torre Alfina
Torre Alfina
Frazione di Torre Alfina, dichiarato Borgo più bello d'Italia
Frazione di Torre Alfina, dichiarato Borgo più bello d'Italia
Torre Alfina
Torre Alfina

Torre Alfina

Dall'alto dei suoi 602 metri, il borgo domina a 360 gradi il paesaggio circostante. Risulta evidente la posizione strategica del luogo che ha dato origine alla torre più antica, oggi inglobata nel castello.
Si deve a Desiderio, ultimo Re dei Longobardi (756/774), la costruzione della torre centrale, detta del cassero.
In seguito sembra che uno dei fratelli di Carlo Magno, sceso in Italia verso 809 si stabilisse ad Orvieto dando origine alla famiglia Monaldeschi che prese il controllo di molti castelli della zona ed estese il suo potere anche su Torre Alfina, almeno fino al 1314, anno in cui la famiglia rivale dei Filippeschi, di parte ghibellina, li costrinse ad abbandonare il territorio dell'Alfina.

Ma le numerose lotte tra le due famiglie portarono di nuovo i Monaldeschi al potere e nel 1316 la famiglia di origine tedesca conquistò il controllo su tutte le terre e castelli dell'orvietano. Estinta la casata dei Monaldeschi, il castello passò in eredità ai marchesi Bourbon del Monte, insieme a quello di Trevinano, fino al 1881 quando fu acquistato e salvato dalla rovina ad opera del marchese Edoardo Cahen che nel 1882 iniziò i lavori di restauro ma morì prima di terminarli e fu sepolto, per sua volontà nel bosco del castello in un suggestivo mausoleo di stile neogotico.
Il figlio Rodolfo continuò l'opera di ristrutturazione intrapresa dal padre. Su progetto dell'architetto senese Giuseppe Partini, ripristinò le forme medievali e acquistò durante i suoi frequenti viaggi nelle metropoli europee tesori artistici quali statue, quadri e arazzi per abbellirne le sale. Morto anche Rodolfo, il castello fu da lui stesso lasciato in eredità ad un suo governatore e da allora fu più volte venduto.
Con l'espandersi del borgo, la rocca originaria venne fortificata con una seconda cinta muraria, costituita da bastioni, dalle mura delle abitazioni e munita di più porte d'accesso. Due di queste sono scomparse con i lavori di ristrutturazione del marchese Cahen, mentre è ancora presente Porta Vecchia.
Il borgo di Torre Alfina è un connubio di arte, storia e natura incontaminata coll'evocativo Castello in stile neo-gotico, da un lato, e l'adiacente Bosco del Sasseto, dall'altro, un esempio di selva mista di latifoglie centenarie, il cui nome deriva dal singolare strato sottostante formato da un accumulo di blocchi di roccia cavica e caratterizzato da un ambiente così fresco e umido allo stesso tempo, da favorire un habitat di interesse conservazionistico.


 
Il Mulino del Subissone
Il Mulino del Subissone
Il Mulino del Subissone
Il Mulino del Subissone

Il Mulino del Subissone

Il viaggio nelle tradizioni di un tempo non può prescindere dalla storica maestria posseduta dai nostri avi nell'utilizzo ottimale delle "risorse rinnovabili" della natura, quale ad esempio l'acqua corrente. Veri tesori del passato, i mulini ad acqua erano luoghi di incontro e scambio, ma anche fonti primarie di quella ricchezza ambita ed essenziale che consentiva di trasformare il grano in farina e poi in pane. Collocato lungo il Sentiero Natura del Fiore, a pochi passi dalle sponde del Torrente Subissone, un antico mulino ad acqua per la macinazione dei cereali, ricostruito nella forma e nelle funzioni originarie, invita scolaresche e curiosi a scoprirne la filiera del funzionamento: vasca di accumulo, le turbine, l'albero di trasmissione, il sistema di ingranaggi, le macine in pietra, la tramoggia… In un percorso di conoscenza che abbina la produzione di un alimento base all'uso sostenibile delle risorse energetiche, con possibilità di "sporcarsi le mani" per creare panini pagnotte da cuocere nel forno a legna.


 
Acquapendente, Chiesa del Santo Sepolcro
Acquapendente, Chiesa del Santo Sepolcro
Interno Basilica Santo Sepolcro, navata centrale
Interno Basilica Santo Sepolcro, navata centrale
Basilica di Acquapendente
Basilica di Acquapendente

Basilica Cattedrale del Santo Sepolcro

La tradizione fa risalire la fondazione della basilica a Matilde di Westfalia (895-968), madre di Ottone I il Grande, la quale, in viaggio dalla Germania con l'intento di erigere a Roma un santuario dedicato al S. Sepolcro, fece sosta ad Acquapendente dove, spinta dagli eventi o da un sogno premonitore, ordinò di far costruire la chiesa.

Originariamente a forme romaniche, ha subito nel tempo diverse trasformazioni fino al secolo XVIII quando, in conformità con i canoni del barocco settecentesco, venne interamente ricostruita la facciata e sostanzialmente modificata la navata centrale. Il suo interno si sviluppa su tre livelli: il superiore del transetto con l'altare centrale e le cappelle di S. Ermete e del Sacramento; il mediano con le tre navate; l'inferiore con la cripta romanica del XII secolo. Anticamente l'interno della basilica era caratterizzato da due file di pilastri che differivano nella forma e nel numero (quattro a sinistra e tre a destra). Di questi pilastri rimangono sulla sinistra, a terra, le quattro basi di diversa fattura "a croce lobata", "circolare" ed "esagonale" e sulla destra il primo dei pilastri di forma ottagonale a mattoni; il soffitto barocco a finta volta, crollato a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, è stato sostituito da capriate e da coperture lignee.

Collocati a decorare il fronte degli amboni sono due pregevoli bassorilievi, quello di sinistra raffigura l'Arcangelo Michele in piedi sul drago sconfitto, quello di destra rappresenta la scena in cui Raffaele Arcangelo conduce il piccolo Tobia dal padre cieco per guarirlo. Entrambi di provenienza ignota, sono da attribuire ad Agostino di Duccio (1418-1481)

In fondo alla navata centrale è collocata una fonte battesimale in travertino proveniente dalla Chiesa di Santa Vittoria raffigurante i dodici apostoli, risalente al XIV° secolo.

Dietro l'altare sono visibili i pregevoli stalli lignei del coro, in noce, commissionati tra il 1685 ed il 1688 allo scultore Matteo Monsù. Ogni stallo è caratterizzato al centro da ovali con piccoli angeli scolpiti che tengono in mano i simboli della passione (chiodi, lancia, spugna, velo etc.).


 
Cripta della Basilica del Santo Sepolcro
Cripta della Basilica del Santo Sepolcro
Cripta della Basilica del Santo Sepolcro, capitello
Cripta della Basilica del Santo Sepolcro, capitello

Cripta della Basilica del Santo Sepolcro

La cripta del S. Sepolcro costituisce, per il gioco di colonne ed archi e per la sua antica origine (XII secolo), uno degli esempi più caratteristici ed importanti di cripte romaniche in Italia.

Occupa lo spazio sottostante il transetto e l'abside della cattedrale, le ventiquattro colonne che la costituiscono suddividono la pianta in nove piccole navate, coperte da volte a crociera costolonate, che formano una caratteristica "T".

Le colonne in pietra dura, sono sormontate da capitelli caratterizzati da figure zoomorfe che si alternano con grandi varietà di soggetti e forme tra le quali uccelli, composizioni vegetali, teste di ariete e sorreggono volte a crociera in tufo.

Al lato della scalinata di accesso di sinistra sono visibili resti di affreschi del XIII-XV secolo: una Natività e le figure di Santa Caterina d'Alessandria e S. Michele Arcangelo; al centro della cripta, una doppia scalinata, scavata nella pietra, permette di raggiungere il sacello a forma di piramide rettangolare, riproducente il S. Sepolcro di Gerusalemme, con la presenza nel tabernacolo interno, di pietre incastonate  che, secondo la tradizione, sarebbero state bagnate dal sangue di Cristo durante la Passione, come attesta una iscrizione latina posta nel muro davanti all'apertura del sacello.

Nelle cappelle ai lati della Cripta sono custodite una statua del Patrono S. Ermete in terracotta smaltata, la Via Crucis e un Presepe in terracotta opera dell'artista aquesiano contemporaneo Mario Vinci.

La facciata rifatta ed ultimata nel 1780 sulla originale romanica è massiccia e forte rilievo; sopra al portale, in una nicchia è collocata una copia del busto di Papa Innocenzo X, il cui originale, risalente al 1652, opera dell'insigne scultore Alessandro Algardi, è custodito nel Museo della Città, situato nello splendido palazzo già sede della Curia Vescovile. Sappiamo che la Basilica fu consacrata da B. Eugenio III Papa nel 1149, quasi contemporaneamente all'omonima di Gerusalemme ed a questa affiliata, i Monaci Benedettini dell'Abbazia ne amministravano i beni ricevuti in donazioni in Italia e altrove.

Fu eretta a Cattedrale da Innocenzo X dopo la distruzione dell'antica sede di Castro, con Bolla "In supremo militantis Ecclesiae" del 13 Settembre 1649.
Da Castro proviene la statua in legno dorato della Vergine Immacolata, Celeste Patrona della città della quale nel 2005 si festeggia il IX venticinquesimo dell'incoronazione avvenuta per la prima volta nel 1780.


 
Teatro Boni di Acquapendente
Teatro Boni di Acquapendente

Teatro Boni di Acquapendente

Il Teatro Boni sorge nella Tuscia viterbese, nel centro storico di Acquapendente. E' un edificio ottocentesco completamente ristrutturato che oggi è divenuto uno spazio teatrale e allo stesso tempo una struttura polivalente di grande prestigio, riconosciuta nel territorio come un luogo di promozione culturale per progetti teatrali e non solo. Ha un'architettura di teatro all'italiana con una sala di 250 posti, composta da una platea e 3 ordini di palchetti, ha un palcoscenico attrezzato che consente qualsiasi tipo di allestimento per prosa, danza, concerti, one man show e concerti musical.

Info Biglietteria Teatro Boni: Piazza della Costituente, 9 - AcquapendenteVT)
Tel. 0763/733174 - cell. 334/1615504 - E-mail: info@teatroboni.it


 
Osservatorio Astronomico
Osservatorio Astronomico
 

L'Osservatorio Astronomico

L'Osservatorio Astronomico è un centro di ricerca, di didattica e di divulgazione scientifica, in particolare astronomica, situato sulla cima del Monte Rufeno (a 738 m s.l.m.), all'interno di un preesistente casale dei primi del Novecento, che la Riserva Naturale Regionale Monte Rufeno ha ristrutturato per offrire la possibilità di conoscere meglio la seconda metà dell'ambiente in cui viviamo quotidianamente: il cielo.

La struttura è stata concepita in modo da poter essere usufruita da tutti, scuole e visitatori privati, in tutti i periodi dell'anno, di giorno e di notte, sia per l'osservazione diretta ai telescopi dei principali oggetti astronomici, che per la realizzazione di particolari pacchetti didattici interattivi a richiesta delle singole scuole. Infatti l'osservatorio, in una delle sale interne, ospita anche un planetario in grado di riprodurre artificialmente la visione del cielo notturno con tutti i suoi movimenti.

Il telescopio principale, con uno specchio primario di 60 cm di diametro offre la possibilità di "imparare il cielo" osservando direttamente ciò che a occhio nudo non è possibile vedere, ma anche di divertirsi e di passare una piacevole giornata o nottata completamente immersi nell'universo in cui viviamo, avvalendosi di un'ampia gamma di mezzi di comunicazione: strumenti interattivi, multimediali e specifici laboratori didattici scientifici. L'edificio si completa anche di una struttura ricettiva che può ospitare fino a 20 persone per le visite notturne.

La durata del soggiorno e le attività possono essere modificate su richiesta, inserendo argomenti personalizzati sulla base del programma scolastico o altri moduli presenti sul catalogo.

Per maggiori informazioni visitare il sito www.nuovapegasus.it


 
Museo del fiore
Museo del fiore

Museo del fiore

Al museo del fiore vi attende un avvincente racconto che vi permetterà di apprezzare la biodiversità del territorio della riserva e vi condurrà nel mondo del fiore, illustrandone i suoi aspetti evolutivi ed ecologici, i rapporti con il mondo animale e con il mondo dell'uomo, fino alla presentazione della locale tradizione dei Pugnaloni.
Particolare attenzione è stata posta per i mezzi di comunicazione, utilizzando giochi, strumenti interattivi e multimediali e dotando il museo di Laboratori, Sala Proiezioni, Ludoteca.
Il museo offre anche una sezione esterna costituita dal "Sentiero Natura del Fiore", percorso medio-facile ad anello che presenta 21 stazioni didattiche sul fiore e sul territorio, un'area pic-nic antistante per permettere una più piacevole sosta, un Giardino botanico in allestimento, e inoltre sentieri escursionistici all'interno della Riserva Naturale Monte Rufeno e la possibilità di visitare, proprio dietro il Castello di Torre Alfina, il Bosco Monumentale del Sasseto, esempio di lembo di foresta rifugio secolare, annoverato tra i siti di maggiore interesse naturalistico dell'Italia centrale.

Per ulteriori informazioni: Numero Verde 800-411834 - E-mail: info@museodelfiore.it - Sito web: www.museodelfiore.it


 
Giardino Botanico
Giardino Botanico

Giardino Botanico

Il Giardino Botanico è situato nell'area circostante l'immobile del Museo Naturalistico del Fiore ed è sviluppato su due appezzamenti separati dalla vecchia strada di collegamento tra Torre Alfina ed Acquapendente. L'esposizione a Sud e la presenza in zona di due sorgenti rende questo sito idoneo alla finalità prescelta. Si estende su una superficie complessiva di circa un ettaro. Lo scopo del Giardino Botanico è quello di conservare, ricercare, insegnare, proteggere ed esplorare. Il Giardino Botanico serve da supporto alla struttura museale di notevole importanza ed ha lo scopo della divulgazione della didattica ambientale. Le scolaresche in visita usufruiscono degli spazi interni al Museo attraverso i laboratori didattici e di quelli esterni per verificare la tematiche trattate nella parte espositiva del Museo.
I percorsi che si snodano attraverso il giardino consentono, attraverso Guide qualificate, di odorare i fiori e le erbe, toccare le cortecce, le foglie o anche le rocce e i terreni del luogo.
Il visitatore potrà provare delle emozioni e serbare un ricordo caratteristico della zona.


 
 
Monumento Naturale Bosco del Sasseto
Monumento Naturale Bosco del Sasseto
Monumento Naturale Bosco del Sasseto
Monumento Naturale Bosco del Sasseto

Sasseto

Il Bosco del Sasseto è situato all'estremo nord del Lazio nel Comune di Acquapendente frazione di Torrealfina. Questa singolare formazione forestale si estende per una superficie di circa 50 ha.
E' un esempio unico di bosco mesofilo di latifoglie secolari ed ospita una ricca fauna e flora con elementi rari nel Lazio. E' infatti già classificato area di rilevante valore vegetazionale Il bosco si estende ai piedi del castello di Torrealfina lungo un percorso roccioso orientato verso nord.
Il pendio su cui sorge costituisce i resti di un apparato vulcanico. I grandi massi di pietra lavica che si possono osservare percorrendo il bosco sono il prodotto della frammentazione di alcune colate. laviche discendenti il pendio che porta alla valle del fiume Paglia. Massi e rocce di tutte le dimensioni sono sparse ai piedi degli alberi formando in certi tratti ammassi alti e tormentati. Le rocce hanno una colorazione variabile dal nero al grigio chiaro, avvolte rossastra o violacea per fenomeni di ossidazione.
Il Sasseto è una fustaia mesofila caratterizzata dalla presenza di molti alberi secolari che affondano le loro radici nelle rocce ricoperte da muschi e da varie specie di felci.
L'eccezionalità di questo bosco che deve il nome allo spettacolare substrato geologico è legata alla presenza di alberi secolari come rovere, cerro, carpino bianco, faggio, agrifoglio, leccio di cui alcuni con altezza superiori di 25 metri e diametri che non raramente raggiungono un metro.
All'interno del bosco del Sasseto si erge un mausoleo goticheggiante dove riposano le spoglie del Marchese Edoardo Cahen, antico proprietario del castello.


 
Territorio
Territorio

Il Felceto

Il casale Felceto si trova all'interno dell'area protetta di Monte Rufeno. L'edificio fu abbandonato dai suoi ultimi abitanti negli anni sessanta in un periodo di grande esodo dalle campagne.
La Riserva ha restaurato il casale e lo ha adibito a spazio museale-didattico della vita contadina mantenendo inalterata la disposizione originaria dei vani presenti riproponendo negli arredi la stessa oggettistica utilizzata dalle famiglie contadine.

Il territorio circostante


 
Veduta panoramica di Trevinano, frazione di Acquapendente
Veduta panoramica di Trevinano, frazione di Acquapendente
Castello di  Trevinanano
Castello di Trevinanano

Trevinano

Piccolo centro di probabile origine etrusca, Trevinano si trova a circa 15 Km a nord del capoluogo. Dopo il 396 a.C passò sotto Roma, ma non si hanno notizie fino a tutto l'alto medioevo. E' probabile che il centro abitato originariamente fosse in Località Castelluzzo e che l'odierna collocazione sia di epoca carolingia. Il primo documento che riporta il nome Trevinano risale al gennaio 1073 ed è un atto di donazione al monastero del SS. Salvatore sul Monte Amiata. Il piccolo centro subì per tutto il medioevo la sorte dei vari signori che ne divennero proprietari. Ricordiamo il dominio dei Visconti di Campiglia fino al 1327 e dei Monaldeschi del ramo della Cervara dal 1327 al 1592. Infine fu diviso dalla Camera Apostolica tra la famiglia Simoncelli e gli eredi dei Monaldeschi. Nel 1687 la Camera Apostolica entrò in possesso di tutto il territorio riunificato e cedette il borgo in feudo ai Bourbon del Monte. Da questo momento, la storia di Trevinano sarà sempre più intrecciata con quella di Acquapendente ed in generale con quella dello Stato Pontificio.

Il Castello
Di particolare rilievo dal punto di vista storico-architettonico, ancora oggi reca sul portale lo stemma dei Monaldeschi della Cervara. Le prime scarse notizie risalgono alla metà del XII secolo. Attualmente il castello appartiene ai Boncompagni-Ludovisi, dopo essere stato per circa 300 anni di proprietà della famiglia Bourbon del Monte.

Chiesa della Madonna della Quercia
Si trova a circa un chilometro dall'abitato in direzione del fiume Paglia. Deve il suo nome, secondo la tradizione e secondo quanto riportato in un manoscritto del 1782, all'apparizione miracolosa della Madonna sui rami di una quercia. La pianta a croce latina, con braccia absidate, fu eretta a santuario intorno al XVI sec. Sull'altare, in parte barocco, si può notare un pezzo del tronco dell'albero del miracolo. Dopo il restauro del 1721 ad opera di Giuseppe Piazzai, la chiesa non subì altri interventi di consolidamento fino al 1963, quando, ormai pericolante, venne ristrutturata grazie al contributo della popolazione locale.

Chiesa Parrocchiale
La chiesa Parrocchiale, presumibilmente di epoca rinascimentale, è intitolata alla "Madonna SS. sotto il mistero della Natività". E' costituita da tre navate divise da due file di tre pilastri ciascuna, collegati da archi. Quella centrale, che anticamente era "a volta", presenta oggi una copertura a capriate con travi dipinte. Sugli altari di stile barocco si possono notare tele del XVI e XVII sec.


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