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Punti d'interesse

 

Il Bosco della Capannella

Il Bosco della Capannella è una suggestiva zona di bosco situata sul versante destro della vallecola del Rio delle Basse, che costeggia la strada comunale per Collecchio, detta Strada del Conventino. L'itinerario, liberamente percorribile, è soprattutto di interesse storico-naturalistico; è il più conosciuto e frequentato dai visitatori, a piedi, a cavallo e in bicicletta.
La passeggiata si svolge in gran parte su di un altopiano dove predomina il bosco di cerri e castagni, interrotto da ampie praterie. Si riconoscono anche ornielli, ciavardelli, carpini neri e alcuni rari carpini bianchi. Nel fitto strato arbustivo spiccano biancospini, ligustri e noccioli.
Il bosco testimonia l'importanza della tradizione venatoria che ha caratterizzato tutta la zona fin dai tempi della famiglia Sanvitale, che dominava la zona prima dei Farnese. Al suo interno infatti si ritrova la "stella", tipica delle riserve di caccia reali, formata dagli antichi percorsi di caccia, che lì si incrociavano. Nel suo centro a metà del '700 venne costruito un casotto, la "capannella", nei pressi del quale si ritrovavano i cacciatori; la tradizione si è mantenuta fino ai primi decenni di questo secolo.


 
Restauro dell'antico castagneto da frutto
Restauro dell'antico castagneto da frutto

Il castagneto da frutto

Una piccola parte della copertura vegetale del Parco è costituita da castagneti impiantati a partire dalla fine del '700, quando la farina di castagne era un elemento fondamentale dell'alimentazione umana.
La presenza del castagneto da frutto è un'importante testimonianza storica legata all'evoluzione del paesaggio e all'uso della risorsa bosco. Un tempo diffusissimo, occupa attualmente meno dell' 1% della superficie boscata dell'area protetta. le cause di questa rarefazione delle superfici sono state la diffusione di due gravi malattie (mal dell'inchiostro e cancro corticale) e la trasformazione dell'economia rurale. Gran parte del castagneto da frutto presente un tempo è stato abbandonato o trasformato in bosco ceduo, con la tendenza a regredire modificandosi in bosco spontaneo. Si suggerisce una visita al castagneto da frutto situato a fianco del Centro Parco "R. Levati", recentemente oggetto di interventi di ripristino (diradamento del sottobosco, potature e innesti con varietà locali) finalizzati a riportare il bosco alla gestione operata nella tradizione locale.
Nell'area saranno sistemate due bacheche informative con notizie ecologico-naturalistiche e storicoculturali.


 
Casinetto
Casinetto
 

Il Casino dei Boschi

Seminascosto da un maestoso viale di cedri sorge il Casino dei Boschi. Questo magnifico edificio fu fatto costruire tra il 1775 e il 1789 dalla Duchessa Maria Amalia di Borbone la quale incaricò l'architetto Petitot di attuare i lavori su un preesistente chalet di caccia. La costruzione fu concepita inizialmente come villa-fattoria: a pianta quadrata, presentava due piani con una torretta centrale; la facciata principale era caratterizzata da un triplice loggiato e guardava su un cortile quadrato. La struttura si completava con una cappella e alcuni stabili di servizio. Nel 1819 Maria Luigia d'Austria, nuova Duchessa di Parma, acquistò la villa e la tenuta annessa alle quali attuò notevoli cambiamenti. L'architetto Bettoli incaricato dei lavori operò la ristrutturazione dello stabile secondo lo stile neoclassico (abolizione della torretta centrale, innalzamento di un piano costruzione di un frontone centrale e di un prostilo a colonne sovrastato da una terrazza). La modifica più significativa fu l'aggiunta a fianco della villa d un lunghissimo colonnato formato da colonne provenienti dalla reggia di Colorno noto come la "Prolunga", da cui si accedeva ai locali di servizio. Al centro del colonnato venne posto il Casinetto, edificio con orologio e torre campanaria, che ospitava il teatrino di corte.
Sempre per volontà di Maria Luigia, il giardiniere di corte Barvitius, tra il 1820 e il 1830, creò a ornamento della villa un elegante giardino all'inglese. Questo Parco Monumentale fu concepito per inserirsi armoniosamente nella forma del bosco. Nel disporre la vegetazione infatti si tenne conto del colore che il fogliame assumeva nelle diverse stagioni della natura dei rami e della luce Vennero inserite alcune specie esotiche e creati viali sinuosi.
Nel 1870 il Casino dei Boschi ed il Parco passarono dal Demanio Nazionale del Regno d'Italia all'Ing Grattoni; alla sua morte poi vennero acquistati dagli attuali proprietari, i Principi Carrega. Il Giardino è formato soprattutto di sempreverdi; ospita abeti (greci, del Caucaso, di Douglas) cipressi di Lawson, tuie, cedri di varie specie che si mescolano a enormi platani, lecci e tassi. Conserva inoltre alcuni esemplari monumentali, tra cui un enorme tasso ed una sequoia nei pressi del Casino.
Grazie ad una convenzione con i proprietari, è consentita la fruizione al pubblico del Parco Monumentale. L'interno della villa non è visitabile, mentre al giardino si accede con escursione guidata, a piedi o in carrozza. Lo splendido complesso inoltre ospita varie manifestazioni ricreative e culturali, quali spettacoli teatrali, concerti e camminate: ulteriori occasioni per fruire della bellezza del luogo.


 
La Villa del Ferlaro
La Villa del Ferlaro

La Villa del Ferlaro

Non distante dal Casino dei Boschi si trova la Villa del Ferlaro, alla quale si accede attraversando un suggestivo viale di cedri monumentali, che un tempo congiungeva le antiche residenze ducali . Nel 1827 Maria Luigia d'Austria, Duchessa di Parma aggiunse alle sue proprietà di Sala i boschi di Montetinto Montecoppe e la tenuta di proprietà Fedolfi. L'architetto Gazzola venne quindi incaricato di attuare numerosi lavori di trasformazione del preesistente casino, per destinarlo ai figli della Duchessa. Da allora venne detto "Villa del Ferlaro" traendo il nome dalla figura simile ad una stampella (in dialetto "ferla") che si disegnava sul terreno a nord della costruzione con la confluenza del Rio Valline nel Manubiola. A seguito della rielaborazione, "edificio perse le sue primitive caratteristiche di casino di caccia, per assumere quelle di villa neoclassica. Nonostante buona parte del corpo centrale corrispondesse all'area primitiva, furono operati degli ampliamenti secondo uno schema molto simile a quelli usati da Palladio.
La villa, passando poi a diversi proprietari, ha subito all'interno varie modifiche, mentre all'esterno presenta ancora le linee architettoniche ottocentesche. Come il Casino dei Boschi è circondata da un Parco all'inglese ricco di essenze esotiche, realizzato dal Barvitius tra il 1827 e il 1332. Il suo disegno originale è tuttora conservato, con viali ampi e sinuosi e gruppi di conifere secolari. Attualmente la residenza è di proprietà privata e non è visitabile all'interno. L'itinerario proposto dal Parco si svolge lungo il Viale dei Cedri fino alle vicinanze della Villa. Da quì, per un ampia carraia, si raggiungono il Lago dei Pini e la zona agricola di Montecoppe. Sono previste escursioni in carrozza per gruppi organizzati.


 
La Pieve di Talignano
La Pieve di Talignano

La Pieve di Talignano

Si trova sulla dorsale che separa la valle del fiume Taro da quella del torrente Scodogna. La Pieve, tipico esempio dell'architettura Romanica, risale al XIII secolo. A pianta rettangolare, ha un'unica abside semicircolare sul fondo e un campanile quadrato sul lato sinistro; sono caratteristiche dello stile Romanico la facciata a capanna il bassorilievo della Psicostasi che arricchisce la lunetta del portale e la bifora che lo sovrasta. Il bassorilievo è attribuito alla scuola "rurale" degli Antelami: vi è raffigurato S. Michele che disputa contro Satana sulle anime e sui loro meriti.
La chiesa, eretta dai Monaci cistercensi della Rocchetta, è dedicata a San Biagio Vescovo e Martire. La Pieve è stata edificata lungo una delle principali vie del pellegrinaggio medievale: la strada Romea. Un tradizione vuole che, proprio a Talignano (allora Taloniano), la Via Romea avesse una deviazione utilizzata per le stagioni piovose: da Collecchio, dopo il passaggio sullo Scodogna, saliva successivamente verso Segalara per proseguire lungo il crinale, verso Ozzano Taro. La chiesa di Talignano è il punto di arrivo di un sentiero dedicato all'antico tratto della Via Romea, mappato dal CAI in collaborazione con il Parco Boschi di Carrega. L'itinerario parte dal Bosco della Capannella (situato sul versante destro del Rio delle Basse) e prosegue verso i Laghi della Svizzera e della Grotta per giungere al Centro Visite "R. Levati". Dopo aver attraversato il castagneto da frutto l'itinerario giunge infine alla Pieve. Sono numerose le testimonianze che le vie del pellegrinaggio medievale hanno lasciato nelle vicinanze del Parco:

  • a Sala Baganza la "Capela de Sala", registrata nel 1230 nella pergamena delle Decime e la Torre di San Lorenzo, trasformata in Rocca nel 1477 da Gilberto III San Vitale;
  • a Maiatico la Cappella e lo xenodochio di S. Nicolò;
  • a Vizzola la Cappella di S. Giovanni Battista;
  • a San Vitale Baganza la Chiesa di S. Vitale che nel 1230 esercitava giurisdizione.


 
Rocca di Sala Baganza
Rocca di Sala Baganza

La Rocca di Sala Baganza

Il topònimo "Sala" (di stampo longobardo ad indicare una residenza signorile) compare per la prima volta nel 995, mentre "Baganza" è stato aggiunto per decreto Reale del 5 Ottobre 1862. Di un "castellum de Sala" si ha notizia nel 1254 quando ne diviene signore, grazie al matrimonio con Adelmota Cornazani, Teseo o Tedisio Sanvitale. Nel 1477 Gilberto III Sanvitale ottiene autorizzazione dal Duca di Milano Gian Galeazzo Sforza di ampliare il suo "palatium" e lo trasforma in un possente quadrilatero, difeso da un ampio fossato. Gilberto IV, marito di Barbara Sanseverino, tra il 1564 e il 1578 fece decorare il tratto occidentale del piano nobile con la storia di Enea, il trionfo della Croce, i ritratti dei Cesari e le fatiche d'Ercole. Passata ai Farnese nel 1612, la Rocca di Sala viene scelta nel 1723 come dimora di Antonio Farnese che affida a Sebastiano Galeotti l'affrescatura con soggetti mitologico allegorici. Con l'avvento dei francesi napoleonici la Rocca e i terreni vengono assegnati al pinerolese Michele Varron che nel 1823 fa abbattere le ali sud, est e ovest, conferendo alla Rocca l'aspetto attuale. La proprietà passerà successivamente ai Carrega, ai Magnani, ai Romani ed infine (1987) in parte al Comune di Sala Baganza. All'interno della Rocca si trova un Oratorio, tempio ad arcata unica di chiara impronta neoclassica incastonato nell'estremità nord-ovest dell'edificio. Fu edificato, su progetto dell'Architetto Luigi Feneulle, tra il 1793 e il 1795, per volontà del Duca Ferdinando di Borbone. La breve distanza fra il Parco e il Centro di Sala Baganza, dove si trova la Rocca, suggerisce la visita di entrambi.


 
 

I laghi

La quiete e la bellezza dei Boschi di Carrega sono arricchite calla suggestiva presenza di piccoli specchi d'acqua circondati da alberi monumentali. Si tratta di otto laghi, ognuno con proprie caratteristiche e particolarità. Tutti artificiali, tranne uno, sono stati costruiti dalla Famiglia Carrega, ultima proprietaria dei territori del Parco, con lo sbarramento di piccoli corsi d'acqua sia per l'irrigazione che per arricchire la varietà del paesaggio.

Il Lago della navetta è un invaso, risalente agli inizi del secolo scorso, costruito per usi irrigui tramite sbarramento con un terrapieno del rio omonimo. L'ambiente è stato arricchito con numerose essenze esotiche; in particolare sulle rive dell'estremità meridionale del lago, è caratteristica la presenza di grandi esemplari di Cipresso calvo. Si tratta infatti di un albero tipico delle zone paludose del sud degli Stati Uniti: lo si può facilmente riconoscere per le radici aeree che affiorano dal terreno e dall'acqua.
Il lago è popolato da una fauna particolare: qui vive infatti la rara testuggine palustre europea (Emys orbicularis) Un tempo molto diffusa, questa specie si è già estinta in molte regioni italiane, a causa del deterioramento degli habitat naturali e della competizione con specie non autoctone. Per questo la Direzione del Parco ha avviato recentemente il Progetto Emys, rivolto alla protezione cella popolazione presente al suo interno.
L'itinerario proposto si sviluppa nella proprietà Carrega, per cui è attuabile solo con guida del Parco. Si entra nei boschi che circondano il lago costeggiando un prato, sul auale si prolunga un bel filare di gelsi bianchi. Questo filare è particolarmente scenografico in autunno, quando il fogliame giallo-oro risalta tra il verde del prato e i colori maturi dei boschi circostanti. Il sentiero è dominato da grandi esemplari di querce, tra i quali spiccano alcune splendide roveri. Fiancheggiando lo specchio d'acqua, si raggiunge la punta meridionale. Da qui si può anche risalire per un breve tratto il rio che porta lo stesso nome (Durata: 2 ore).

Ai Laghi della Svizzera e della Grotta si accede dalla strada del Conventino all'abitato di Collecchio e da Sala Baganza, attraverso i prati antistanti il Centro Visite "R Levati". Anche la costruzione cli questi specchi cl acqua risale ai primi anni del secolo scorso. La presenza di maestose conifere ricorda incontaminati paesaggi alpini; in particolare nei pressi delle sponde del lago della Svizzera crescono abeti rossi e abeti bianchi, testimonianza delle passate introduzioni cli specie non tipiche dei luoghi. Anche qui si ritrova, quale ospite sfuggente e silenzioso, la tartaruga palustre. Questi laghi sono stati di recente oggetto cli un intervento cli recupero idraulico e ambientale. I Laghi della Svizzera e della Grotta fanno parte cli un suggestivo itinerario inclinato dal CAI come tratto cella Via Francigena, che giunge al Centro Visite "R. Levati" e arriva alla Pieve di Talignano.

Il Lago di Ponte Verde è inserito nella splendida cornice del Giardino Monumentale del Casino dei Boschi, circondato da boschi misti cedui e d'alto fusto.

Parte integrante del paesaggio agrario del percorso che attraversa il giardino della Villa del Ferlaro e il podere Montecoppe sono il Lago della Vigna e il Lago dei Pini. Le rive del Lago dei Pini, frequentate dagli aironi cenerini, sono abbondantemente colonizzate da fitti popolamenti di cannuccia di palude e da salici, presenti anche sul piccolo isolotto al centro dello specchio d'acqua. Sul terreno sono spesso visibili impronte di caprioli.


 

La Torre dei Boriani

La Torre dei Boriani (o Borriani) è una maestosa "casa-forte" su tre piani eretta sul Monte Bastia, in prossimità dell'abitato di S Vitale. Probabilmente si trattava dell'avamposto fortificato a settentrione del castello di Monte Palero, feudo di Oberto Pallavicino, per investitura concessa da Federico 11. Il castello fu distrutto nel 1600, mentre ha continuato la sua storia l'avamposto di M.te Bastia che nel corso del XVII secolo diviene proprietà dei Boriani, famiglia di origine piacentina, che nel 1700 vendono alla famiglia Boschi, attuale prorietaria degli immobili. Sono i Boschi a volere nel 1802 l'oratorio neoclassico dedicato alla Madonna Immacolata. Grazie ad una convenzione con i proprietari è possibile effettuare visite guidate nei dintorni lungo un itinerario di interesse faunistico, per l'osservazione dei caprioli e di interesse paesaggistico per la presenza dei calanchi.


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