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Il Tiramisù

Il Tiramisù

Il tiramisù è uno dei dolci italiani più famosi, in Italia e nel mondo. Fa parte della categoria di dolci a strati, come la zuppa inglese: l'originalità della ricetta del tiramisù è negli ingredienti, dove troviamo zabaione, caffè, mascarpone, biscotti secchi (savoiardi).
Il tiramisù ha origini incerte, ma con tutta probabilità è nato in Veneto, a dispetto delle varie storielle che si leggono in rete. L'antenato del tiramisù è descritto nel libro "Il ghiottone veneto" del gastronomo Giuseppe Maffioli, dove si parla della tradizione di consumare lo zabaione insieme alla panna montata e a dei biscotti secchi detti baicoli.
Ne "I dolci del Veneto", pubblicato nel 1983 da Giovanni Capnist, troviamo una ricetta del tiramisù, anche se non viene chiamato con questo nome, mentre solo nel 1988, nel testo "La Marca Gastronomica", troviamo finalmente il tiramisù, descritto come un dolce preparato nel ristorante Le Beccherie, a Treviso.

L'invenzione del tiramisù
Gianni Garatti, titolare del ristorante Al Fogher di Treviso sostiene in merito alle origini del dolce che la madre Speranza Bon, 84 anni, è riconosciuta come creatrice della "coppa imperiale".
«Era la metà degli anni '50 o giù di lì, mia madre aprì il Camin nel lontano 1954 - spiega - era in visita a Treviso una regina, e mia madre preparò per l'occasione questa coppa. La facciamo ancor oggi così, non abbiamo cambiato nulla negli ingredienti da oltre mezzo secolo, né nel nome: è ancora la coppa imperiale. Certo, i Campeol, alle Beccherie, hanno dato poi al dolce il nome vincente, facendolo trionfare nel mondo». Ma la letteratura gastronomica e i maestri della cucina trevigiana non assecondano la ricostruzione di Garatti. E incoronano le Beccherie di Treviso.
Bepo Zoppelli, accademico della Cucina Italiana e delegato trevigiano, sostiene: «Il tiramisù è trevigiano, hanno ragione i Campeol, sono stati loro a crearlo, moltissimi anni fa - spiega - è vero che forse le radici affondano nel lontano Medioevo, su ispirazione di una zuppa inglese, e che quel dolce girò diverse zone d'Italia, fra cui la Toscana. Ma sulla trevigianità non ci sono dubbi. Che poi girino altre ipotesi sulla sua nascita è vero, ma la paternità delle Beccherie è storia, consacrata dai maestri della cultura veneta».
Sulla stessa linea Annibale Toffolo, direttore di Taste Vin e allievo di Maffioli: hanno ragione le Beccherie: "lo diceva sempre Maffioli, l'innovazione, rispetto al tradizionale uso dello zabaione, è l'innesto dei savoiardi e del caffè con il mascarpone. La coppa imperiale di mamma Garatti? E' un'altra cosa, non si possono accomunare».
Vi sono altre più popolarissime versioni sulla nascita del dolce, qualcuna che "piccante". Arturo Filippini, patron del Toulà e allievo di Alfredo Beltrame, porta indietro le lancette del tempo, e fa uscire il primo tiramisù nientemeno che da un bordello. «Nacque in casin, garantito - spiega ridendo - da una signora di facili costumi che oggi chiameremmo un'avvenente maîtresse. Me lo raccontavano Alfredo, Comisso, anche Boccazzi: era in piena Cae de Oro, a due passi da Duomo e San Nicolò. Quando i ragazzi scendevano un po' provati, lei preparava questo dolce e diceva "desso ve tiro su mi, tosatei. Parliamo degli anni 30 e 40', eh…»
Il quartiere della Cae de Oro era la zona più degradata entro le mura, ma anche cuore pulsante di vita (sarà distrutto insieme a gran parte della città di Treviso nel bombardamento alleato del 7 aprile 1944), quindi potrebbe essere un altro esempio di piatto dei poveri.
Ma uno dei testimoni della vecchia Treviso, Gianni Turchetto, spiazza tutti, con un'altra versione. «Tutto accadde all'hotel Baglioni (l'albergo sorgeva all'angolo fra l'attuale corso del Popolo e via Diaz, fu bombardato anch'esso nel 1944), era cuoco un fratello di mia madre, lo zio Tita, cioè Giovanni Battista Piasentin - racconta - aveva il figlio Giuseppe ad aiutarlo per un banchetto nuziale, che doveva concludersi una bella zuppa inglese. Ma Giuseppe bruciò il pan di spagna e non avendo tempo decise di inzuppare con del buon caffè ristretto tutto il pan di spagna poi ricoperto da mascarpone e spolverata di cacao amaro in polvere. Gli ospiti ne chiesero ancora…» Piasentin - guarda caso - nacque in Cae de Oro. Voce di popolo e ortodossia, leggenda e santificazioni ufficiali montano come l'uovo sbattuto.

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