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Parco delle Alpi Marittime |
L'Area Protetta |
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Carta d'identità
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Una Grande Oasi di Natura Protetta |
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Il Parco naturale delle Alpi Marittime è stato creato nel 1995, in
seguito alla fusione del Parco naturale dell'Argentera (istituito nel
1980) con la Riserva del Bosco e dei Laghi di Palanfré (istituita nel
1979). E' nata così un'unica grande area protetta che si estende su una
superficie di 27.945 ettari, ripartita su tre valli (Gesso, Stura,
Vermenagna) e quattro comuni (Aisone, Entracque, Valdieri, Vernante). |
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Un Parco da Re |
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La bellezza di queste montagne, la ricchezza di camosci, di trote e di una splendida e rigogliosa vegetazione colpirono con forza Vittorio Emanuele II, quando nel 1855 il re di Sardegna visitò la Valle Gesso e le sue terme. Il suo apprezzamento non passò inosservato, e i sindaci dei Comuni dell'alta valle, ben conoscendo la sua passione venatoria e i vantaggi che sarebbero derivati da una presenza estiva in zona della famiglia reale, stabilirono di cedere al re i diritti di caccia e di pesca su gran parte del loro territorio. Nacque così la Riserva Reale di caccia. Casa Savoia edificò, tra il 1865 e il 1870, la residenza estiva a Sant'Anna di Valdieri, le palazzine di caccia a San Giacomo di Entracque e al Piano del Valasco. Alle Terme vennero costruiti quattro chalet "di foggia svizzera", uno dei quali ancor oggi viene detto "Casa della Bela Rosin", in ricordo di Rosa Vercellana, la popolana da cui Vittorio Emanuele II ebbe due figli. La presenza dei reali fece diventare la valle, per un lungo periodo, meta privilegiata di molti politici, nobili e sovrani d'Europa, ed ebbe un'influenza molto positiva sull'economia della zona, poiché le famiglie dei guardiacaccia potevano contare su un lavoro sicuro e molti altri valligiani, impiegati stagionalmente nelle battute di caccia, nella manutenzione dei sentieri, nei lavori di cucina e pulizia, potevano integrare i loro poveri guadagni. Ancora oggi tra gli anziani il ricordo dei reali è molto vivo, ed è legato soprattutto alla regina Elena, moglie di Vittorio Emanuele III, che nelle sue permanenze amava dedicarsi alla pesca nei torrenti e nel Lago sottano della Sella. |
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Laghi e Ghiacciai |
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Oltre ottanta laghi, alcuni incastonati nelle rocce, altri lambiti dalle praterie, caratterizzano il paesaggio d'alta quota del Parco. Ognuno di questi specchi d'acqua, in cui si riflettono le cime circostanti, ha un suo fascino, una sua peculiarità per forma, dimensione, colore. Ce ne sono di piccolissimi e sperduti, come quelli di Valcuca e della Maledia, e di profondi e pescosi, come i Sella. Ce ne sono, e la loro è storia recentissima poiché risale alla fine degli anni Sessanta, di artificiali: i grandi bacini della Piastra e del Chiotas, creati per la produzione di energia elettrica. Di alcuni si tramandano affascinanti leggende, come quella legata al Lago del Vei del Bouc, sopra San Giacomo di Entracque. La storia racconta di un vecchio (vei, nel dialetto locale) che viveva con un caprone (bouc) tra le montagne. Alla sua morte, affinché nessuno potesse mai profanarne la tomba, le acque del rio che scorreva sul fondo della valle ricoprirono il luogo della sepoltura formando un grande lago. All'osservatore più attento non potrà sfuggire l'origine glaciale comune alla maggior parte dei laghi del Parco. I ghiacciai delle Marittime, che nel corso delle glaciazioni ebbero un ruolo fondamentale nel modellamento del territorio e che oggi rischiano per i mutamenti del clima di scomparire, sono indicati come i più meridionali dell'arco alpino: Monaco, località con le maggiori temperature medie della Costa Azzurra, si trova in linea d'aria a soli 45 chilometri. |
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I Fiori |
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L'area delle Alpi Marittime è famosa in tutto il mondo per la sua ricchezza botanica. Complessivamente viene stimata la presenza di 2.600 specie, un patrimonio pari a quasi la metà di quello dell'intera penisola. La famiglia delle Orchideacee, ad esempio, di cui fanno parte alcuni dei fiori più spettacolari che si trovano in natura, nel solo territorio del Parco può contare su quaranta delle ottanta specie di orchidee censite in Italia. Le peculiarità delle Marittime in ambito botanico si spiegano con la loro posizione geografica, di raccordo tra i sistemi montuosi di Piemonte, Liguria e Provenza; geologicamente collegate, in tempi remoti, con distretti anche molto lontani (Pirenei, Corsica, Balcani) rivelano ancor oggi con queste aree sorprendenti affinità floristiche. A rendere vario il clima e di conseguenza la flora contribuiscono la vicinanza del mare e l'esistenza di numerose cime oltre i 3.000 metri di quota, tra cui spicca l'Argentera, che con i suoi 3297 metri rappresenta il tetto delle Marittime. Queste condizioni favoriscono la presenza non solo di un elevato numero di specie, ma anche di numerosi endemismi, cioè di piante che crescono esclusivamente in una certa area. Della trentina di endemismi delle Marittime, quello che attira particolarmente la curiosità dei visitatori e l'interesse dei botanici è la Saxifraga florulenta: dalla rosetta di foglie basali, dopo una trentina d'anni emerge una lunga infiorescenza a pannocchia di color rosa tenue; dopo la fioritura, la pianta muore. La Sassifraga è una pianta primitiva e di conseguenza poco evoluta che è sopravvissuta nelle Alpi Marittime perché interessate sono marginalmente dalle glaciazioni. |
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Gli Animali |
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Poche aree protette possono vantare una ricchezza faunistica come quella del Parco naturale delle Alpi Marittime. Per i suoi caratteristici fischi, le posizioni che assume sulle rocce, il correre goffo ma agile, la marmotta è uno degli animali che maggiormente sanno attirarsi le simpatie dei visitatori, soprattutto dei più piccoli. L'avifauna, estremamente ricca e diversificata, comprende quasi tutte
le specie tipiche dell'arco alpino occidentale, dal gallo forcello alla
pernice bianca, ed un gran numero di migratori. |
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Un paradiso dell'escursionismo |
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Sono decine e decine i chilometri di strade militari, mulattiere e
sentieri che risalgono i valloni del Parco. Molte mulattiere, oggi
percorsi "classici" dell'escursionismo, vennero costruite per
raggiungere le imposte di caccia, dove il re e il suo seguito si
appostavano in attesa di veder comparire i camosci, sospinti verso i
punti prestabiliti da una schiera di 200-300 battitori. |
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La Riserva Juniperus phoenicea |
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La Riserva è accessibile per il sentiero del Vallone Scumbes che sale
al Chiot la Crava e alla Cima Saben. Su tutto il resto del territorio
protetto vige il divieto di accesso per tutelare le diverse specie
animali e vegetali presenti, molte delle quali sono rare e
particolarmente fragili e sensibili al disturbo umano. Un giardino botanico naturaleIl valore naturalistico della riserva è principalmente nella ricchezza della sua vegetazione in rapporto alla superficie che comprende circa 450 specie e tra queste, numerosi endemismi. Quest'area svolge un importante "zona di rifugio" per diverse piante amanti del clima caldo (termofile) e secco (xerofile). Molte di queste specie sono endemismi: Primula allionii (endemismo Alpi Marittime), Saxifraga lingulata (endemismo Alpi occidentali), Campanula macrorrhiza (endemismo ligure-provenzale), Teucrium lucidum (Calamandrina, endemismo delle Alpi sud-occidentali). La riserva è frequentata durante tutto l'anno da un gran numero di uccelli. Considerato che l'area è prevalentemente rocciosa molte specie sono legate a questo ambiente: rondone maggiore, rondine montana, gracchio corallino, corvo imperiale, codirosso spazzacamino, picchio muraiolo, gheppio e falco pellegrino. Oltre a queste sono presenti numerose specie nidificanti e di passo. Nonostante l'aridità della riserva è frequente il camoscio che condivide questo ambiente con un altro ungulato: il cinghiale. Altri mammiferi sono: la donnola, faina, martora e volpe. Per le loro abitudini sono di difficile osservazione, ma la loro presenza è testimoniata dalle fatte lasciate, talvolta, a delimitare il territorio. Notevole è l'aspetto entomologico. Di particolare interesse è l'Amazzone (Polyergus rufescens) una formica che pratica, per nutrirsi, lo schiavismo di formiche di specie diverse. Nella riserva vive il Papilio alexanor, farfalla dai colori molto vivaci, parente stretto del comune Papilio macaon. L'alexanor vive in stretta associazione con alcune piante della famiglia delle Ombrellifere che fungono da "nutrici" dei bruchi. Una di queste è la Ptychotis saxifraga che la specie utilizza, all'inizio dell'estate, per deporre le uova. A compimento della muta, all'inizio dell'anno seguente, dal bozzolo sfarfalla un esemplare grande ed elegante. |