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L'Area Protetta

Carta d'identità

  • Superficie a terra (ha): 1.485,30
  • Area contigua (ha): 24.827,38
  • Regioni: Emilia Romagna
  • Province: Parma
  • Comuni: Corniglio, Monchio delle Corti, Tizzano Val Parma
  • Provv.ti istitutivi: LR 46 27/04/1995 - L.R. 22 del 30/11/2009 e L.R. 24/2011
  • Elenco Ufficiale AP: EUAP0959

Statuto: Approvato con delibera di Consiglio n. 1 del 28.02.2007 (PDF - 93Kb)


Il Parco Regionale delle Valli del Cedra e del Parma, meglio noto come Parco dei Cento Laghi, occupa una porzione dell'Appennino parmense orientale, al confine con le province di Reggio-Emilia e Massa-Carrara. La presenza delle diverse fasce altimetriche (dai 400 ai 1650 m s.l.m.) garantisce una notevole varietà di ambienti e un elevato grado di biodiversità. Un ambiente ancora integro, dove da secoli la natura si sposa con il vivere dell'uomo, per dare vita ad eccellenze agroalimentari conosciute e apprezzate in tutto il mondo come il Parmigiano-Reggiano DOP e il Prosciutto di Parma DOP. Un'accogliente "terra di mezzo" tra la pianura parmense e le vette del crinale del Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano.

 

 
Fioriture su prati stabili
Prato fiorito con crinale Val Parma
Vacche al pascolo

L'Ambiente

Nato nel 1995 come Parco di Crinale dell'alta val Parma e Cedra, a seguito dell'istituzione (2001) e dell'ampiamento (2010) drel Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano, quest'Area Naturale Protetta ha riconfigurato il proprio territorio e ha cambiato la propria "missione": Non più solo tutela degli splendidi ambienti sommitali, ricchi di natura e quasi completamente disabitati, ma piuttosto valorizzazione del paesaggio rurale di media montagna, ancora ben conservato e ricco di biodiversità, agricoltura, prodotti tipici, cultura e turismo. Un territorio dove si abita, si lavora… si vive!

Le recenti ridefinizioni del perimetro hanno incrementato l'estensione del parco che, affidata la tutela delle zone di crinale al vicino Parco Nazionale, si è trasformato in una realtà più composita e varia, che si protende maggiormente verso valle. Tra le aree di Parco vero e proprio dell'alta valle del Cedra (Monchio delle Corti), con i suoi versanti modellati dalle glaciazioni quaternarie, i boschi di faggio e le praterie d'altitudine, si è aggiunta la zona di monte Caio (1.584 m), che si erge lungo la dorsale tra l'alta valle del Cedra e quella del Parma, di interesse floristico per la presenza di diverse piante termofile tra cui Cirsium bertolonii (una specie endemica dell'Appennino settentrionale), Querceti e castagneti, interrotti solo da prati e prati-pascoli, borghi storici e piccoli centri abitati sospesi nel tempo caratterizzano la selvaggia Val Bratica, paese natio del grande Poeta Attilio Bertolucci, dominata dallo splendito "balcone naturale" del Monte Navert (1657 m. sl.m.). Non mancano ambiti importanti per la fauna, che comprende specie particolarmente rare e protette come il lupo Appenninico e l'Aquila Reale.

Alle quote più basse l'area contigua, più che triplicata rispetto al 1995, ha incluso ampie porzioni di paesaggio agrario legato alle produzioni di Parmigiano-Reggiano e Prosciutto di Parma, dove si susseguono prati stabili e medicai incorniciati da piccoli boschi, siepi e filari di alberi da frutto.

Un paesaggio agricolo d'alta quota
Val Parma Monte Caio
Val d'Enza con crinale

La storia e le tradizioni locali


I Feudi di Corniglio e Tizzano e le Corti di Monchio

Le valli dei Torrenti Parma e Cedra, per la posizione eccentrica rispetto alla città di Parma, furono per secoli assoggettate a istituzioni feudali caratterizzate da una forte autonomia.

Il feudo di Corniglio venne trasformato in contea dai Rossi, signori di Parma, ai quali rimase sino ai primi del '600 (quando entrò a far parte dei possedimenti ducali dei Farnese). Monchio delle Corti, invece, per quanto legato ai vescovi di Parma, fu per secoli protagonista di un'originale forma di autogoverno estesa all'alta valle del Cedra e a limitate porzioni di quelle di Bratica e Enza. Il governo delle 14 corti (Monchio, Casarola, Ceda, Grammatica, Lugagnano, Nirone, Pianadetto, Riana, Rigoso, Rimagna, Trefiumi, Valcieca, Valditacca, Vecciatica), che sopravvissero come istituzione sino all'epoca napoleonica, era affidato a un podestà di nomina vescovile, che ebbe sede prima a Rigoso e poi a Monchio.

Di antiche origini, come Corniglio e Monchio, anche il territorio di Tizzano val Parma, zona fertile e di facile accesso, fu sede di un feudo conteso, nella sua storia, tra diverse casate: dai Da Correggio, ai Fieschi, ai Pallavicino, ai Terzi, agli Sforza, ai Farnese, fino ai Venturi, ultimi signori di Tizzano e Ballone. A testimonianza dell'illustre passato rimangono, alla sommità del borgo, i suggestivi resti dell'antico castello, di cui si hanno notizie a partire dal X secolo.
Tizzano ha rappresentato anche un luogo strategico dal punto di vista dell'organizzazione territoriale ecclesiastica: ubicato lungo l'antica Via di Linari, una delle arterie della Via Francigena, e sede di un Pievato, ad espressione del quale si incontra, in posizione panoramica, la Pieve di san Pietro Apostolo risalente all'XI secolo.

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