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Punti d'interesse

 
 

La Foresta Val Parma

Il Parco Regionale dei Cento Laghi è il gestore del Complesso Forestale Demaniale "Alta Val Parma" che, con i suoi 1.500 ettari di superficie, rappresenta uno dei più importanti complessi forestali di proprietà pubblica sul territorio della Regione Emilia-Romagna, e uno dei più vecchi in Appennino Emiliano.
Contrariamente a quanto si può pensare essa è frutto di un'opera di ricostruzione voluta dall'uomo circa un secolo fa, in seguito alle dissennate opere di disboscamento, connesse alla fase di industrializzazione.
L'operazione, che ha visto impegnata tutta una valle, era finalizzata a contenere il dissesto idrogeologico e a regolare la produzione di legname; in realtà il risultato più rilevante è stato ottenuto a livello paesaggistico e, conseguentemente, turistico. Purtroppo il materiale e le tecniche di rimboschimento, nel lungo periodo, si sono rivelati solo parzialmente adeguati, ed ora possiamo constatarne le conseguenze:l'utilizzo di specie alpine e nordiche, come l'abete rosso, a quote basse, sta provocando un progressiva trasformazione della foresta.
Oltre alla normale evoluzione forestale, a partire dal 2003, come in moltissime altre parti del mondo, si stanno constatando ingenti danni da imputarsi al cambiamento climatico globale: violentissime infestazioni dell'insetto Ips stanno distruggendo porzioni ingenti di superficie forestale.
Essendo la Foresta Val Parma di proprietà pubblica, essendo inserita all'interno del perimetro del Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano, compresa in un Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e in una Zona di Protezione Speciale (ZPS) della Rete europea "Natura 2000", il Parco regionale dei Cento Laghi, ha ritenuto opportuno non attuare politiche di lotta intensiva nei confronti dell'insetto infestante, ma si è limitato a monitorare l'evento e a garantire la sicurezza dei fruitori.
Tuttavia, visto che il susseguirsi di stagioni invernali miti e di estati siccitose, negli ultimi anni, sta favorendo la diffusione della malattia, risultano urgenti interventi di messa in sicurezza dell'intero complesso forestale.

Il Parco Regionale ha:

  • creato un Gruppo di Lavoro con i rappresentanti degli Enti territoriali: Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano; Comunità Montana Appennino Parma Est; Parco Regionale delle Valli del Cedra e del Parma; Università di Parma; Ufficio Territoriale per la Biodiversità Corpo Forestale dello Stato di Lucca; Coordinamento Territoriale Ambiente Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano; Fondazione Edmund Mach di San Michele all'Adige; Studio Tecnico Associato Tannini.
  • predisposto la messa in sicurezza della viabilità di servizio principale della foresta demaniale; con questi interventi sono stati tagliati quasi 4.000 alberi e piantate 650 piantine di latifoglie autoctone in prossimità delle strade e in aree a minore fruizione.
  • Predisposto 4 Progetti Definitivi ai sensi del Programma Regionale di Sviluppo Rurale per un importo complessivo di Euro 600.000,00 che prevedono interventi selvicolturali e infrastrutturali per migliorare la fruibilità del territorio a partire dall'anno 2009.

Per consentire all'opinione pubblica e ai non addetti ai lavori di comprendere in modo semplice ma preciso la problematica relativa allo stato di conservazione della foresta demaniale Val Parma, è stato pubblicato un pieghevole informativo (PDF - 1,4Mb)


 

Le montagne del Parco

Il crinale che segna il lato meridionale dell'area protetta ha un profilo decisamente asimmetrico, in gran parte dovuto alla diversa giacitura degli strati rocciosi nei due versanti. Il versante toscano é scosceso e a tratti impressionante per le pareti che paiono come tagliate negli strati arenacei, mentre quello emiliano é decisamente meno acclive e sui pendii che tendono a disporsi lungo le superfici di strato si sono prodotte, e poi conservate, le piú belle morfologie glaciali di tutto l'Appennino settentrionale.


 
 
Il Lago Gemio inferiore in alta Val Parma
Il Lago Gemio inferiore in alta Val Parma

Dagli antichi ghiacciai... i laghi del Parco

Nelle montagne appenniniche hanno lasciato tracce notevoli i processi di modellamento avvenuti durante le glaciazioni che si sono avvicendate nel Pleistocene (800.000-10.000 anni fa), quando estese porzioni dell'emisfero settentrionale vennero rivestite dai ghiacci. Delle quattro glaciazioni che interessarono la catena, le ultime due, denominate Riss e Würm dalle vallate alpine che ne conservano le forme piú significative, hanno lasciato memoria nelle montagne parmensi. Del Riss, che ebbe luogo intorno a 200.000 anni fa, il parco custodisce la sola testimonianza certa dell'Appennino settentrionale: la coltre di depositi morenici, i sedimenti eterogenei e disorganizzati trasportati dalle masse glaciali e poi abbandonati al loro ritiro, che ricopre il piano sommitale del Monte Navert verso Pian del Freddo e sino a Groppo Fosco. Una straordinaria evidenza in tutto il parco hanno invece le forme scavate dai ghiacci e i depositi morenici del Würm. Tutti gli specchi d'acqua che punteggiano queste montagne occupano il fondo di depressioni (circhi glaciali) scavate dai ghiacci di questo periodo, spesso sbarrate dai tipici cordoni morenici. Durante il Würm, infatti, a partire dal crinale una gigantesca massa di ghiaccio seppellí la maggior parte dei rilievi e si estese nelle vallate sottostanti. Il piú imponente era il ghiacciaio che scendeva lungo la valle del Parma, alimentato dalle lingue dei tre rami che oggi ne formano la testata. Nei pressi del crinale, tra Monte Paitino e Rocca Pumacciolo, il ghiacciaio riceveva il contributo della testata della valle del Cedra, raggiungendo un'ampiezza complessiva di quasi 25 km2 (il piú grande apparato glaciale di tutto l'Appennino settentrionale). Come testimoniato dai depositi morenici prossimi al borgo di Staiola, la lingua del grandioso ghiacciaio raggiunse una lunghezza massima di circa 8 km e una larghezza, all'altezza di Bosco, di quasi 1,5 km. Nella estesissima morena di Bosco, tra castagneti talvolta secolari, si incontrano begli esempi di massi erratici: voluminosi frammenti di arenaria staccatisi dai versanti che fiancheggiavano la lingua glaciale e da essa trasportati piú in basso. Anche il ghiacciaio della valle del Cedra raggiunse uno sviluppo notevole: dalle zone di alimentazione tra i monti Sillara e Malpasso, la lingua principale scendeva spingendosi sino all'altezza di Monchio, dove sono localizzati i depositi morenici piú bassi lasciati dalla glaciazione würmiana.
La successiva evoluzione dei laghi glaciali ha fatto si che alcuni di essi si trasformassero in altrettante torbiere, tra i più imporantissimi e fragili ecosistemi del Parco.


 
Antica fontana a Sesta Inferiore di Corniglio
Antica fontana a Sesta Inferiore di Corniglio
 
 


Libri e guide
 

Sesta Inferiore e Walter Madoi

Sesta Inferiore, piccola frazione in Comune di Corniglio, rappresenta un "luogo unico" nel panorama paesaggistico dell'Alta Val Parma, per la posizione, per i suoi caratteri architettonici tipici, ma soprattutto per un aspetto particolare. Dai muri delle sue abitazioni si affacciano figure, personaggi, presenze: sono i dipinti realizzati tra anni Sessanta e Settanta dall'artista Walter Madoi, che aveva eletto Sesta quale cornice ideale per il proprio lavoro.

Walter Madoi (1925-1976) è sicuramente uno degli artisti parmigiani più significativi del dopoguerra. Giovanissimo segue l'esperienza partigiana sulle montagne dell'Alta Val Parma che segnerà la sua vita artistica e il suo impegno civile. Dopo aver frequentato l'Accademia di Brera a Milano, e dopo una breve parentesi dedicata all'insegnamento e all'attività pubblicitaria, si dedica interamente alla pittura, alla scultura e all'affresco. Uno dei suoi atelier era proprio a Sesta, paese d'origine dell'amata moglie Isabella e in cui trascorreva lunghi periodi durante il corso dell'anno.
Nella piccola frazione dell'Appennino parmense l'artista ha realizzato una serie di affreschi sui muri esterni dei fabbricati, raffiguranti personaggi del luogo e scene di vita quotidiana che richiamano un senso di "trompe l'oëil", ma anche personaggi del mondo dello spettacolo, attori, cantanti del periodo. A questi si aggiunge il grande e complesso ciclo della Crocifissione, realizzato per la piccola chiesa del luogo: il ciclo occupa interamente le pareti e l'abside dell'edificio e compone una scena di forte suggestione, i cui attori hanno avuto come modelli gli stessi abitanti del paese.
La figura e l'opera di Walter Madoi hanno avuto un ruolo, un peso e forse hanno condizionato in modo profondo la vita di Sesta: il momento dell'esecuzione, l'eredità delle opere da parte del paese e il loro passaggio attraverso il tempo hanno determinato, e continuano a farlo, diverse percezioni ed approcci nei confronti della figura dell'artista.
Ad oggi alcuni dei dipinti, soprattutto esterni, non sono più leggibili, a causa di diversi fattori, soprattutto meteorologici, altri parzialmente mal conservati, altri ancora presenti. Per questo il Parco dei Cento Laghi, insieme agli altri enti del territorio e al Comitato per Sesta - Madoi, costituitosi nell'autunno 2005 e formato da persone che condividono l'idea che rilanciare la montagna significhi sfruttarne anche le potenzialità turistiche valorizzando le caratteristiche tipiche di paesi, località, ambienti, si sta impegnando per reperire finanziamenti e mettere in campo azioni che possano valorizzare l'opera dell'artista e il borgo di Sesta Inferiore nella sua complessità, preoccupandosi, al contempo, di rallentare il processo di degrado che colpisce soprattutto gli affreschi esterni. Il primo traguardo sarà quello di allestire un percorso di visita e fruizione tra le strade del paese e le opere di Madoi.
Il raggiungimento di una completa e valida realizzazione del processo di valorizzazione, è preceduto da una capillare azione di ricerca che deve portare al recupero delle testimonianze utili per ripercorrere e recuperare l'originale significato dell'opera dell'artista.

Per questo invitiamo chi possieda:
- Fotografie del paese di Sesta e delle opre di Madoi risalenti all'epoca della loro realizzazione, o comunque agli anni Sessanta e Settanta
- Documenti, scritti, testimonianze utili a ricostruire il contesto culturale e sociale del paese anche prima della realizzazione delle opere;
- opere di Madoi, in modo particolare che abbiano per soggetto scorci e ambienti di Sesta e dell'Appennino (ci rivolgiamo a collezionisti privati che potessero fornire riproduzioni fotografiche delle opere corredate da una breve descrizione per poter realizzare, in futuro, una pubblicazione ad hoc)

a contattare il Parco dei Cento Laghi: Barbara Vernizzi c/o Parco dei Cento Laghi, loc. Ex Colonia Montana - 43021 Corniglio (PR) - Tel. 0521/880363 - Cell. 3351984770 - E-mail: parco.centolaghi@cmparmaest.pr.it - vernizzi.centolaghi@cmparmaest.pr.it
oppure i Membri del Comitato per Sesta - Madoi ai seguenti recapiti:
- Ermanno Mazza (ermanno.mazza@unipr.it - cell. 328/9816688)
- Nando Donnini (nandodonnini@libero.it - cell. 339/1817822)
- Daniele Zappoli (daniele.zappoli@cerve.it - cell. 335/5629501)

I documenti verranno utilizzati avendone la massima cura e restituite appena possibile ai legittimi proprietari.


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