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Al via in Appennino il progetto ECOFOREST

Insieme per una gestione più responsabile delle foreste.

(Sassalbo, 06 Ago 20) Nell'ambito delle iniziative promosse dal Centro Uomini e Foreste d'Appennino, è stata siglato l'atto di costituzione dell'Associazione Temporanea di Scopo "ECOFOREST" tra il Parco nazionale dell'Appennino tosco-emiliano, l'Università di Parma, l'agenzia di formazione IRECOOP, i Consorzi Forestali Alta Valle del Secchia e Alpe di Succiso e le imprese/cooperative agricolo/forestali I Briganti di Cerreto, le Piagne e Manoverde . 
Si tratta di una importante collaborazione e soprattutto di una straordinaria alleanza sul fronte del contrasto al cambiamento climatico in atto. 
I cambiamenti climatici rappresentano infatti una delle sfide più rilevanti che i governi di tutti i Paesi dovranno affrontare su scala globale nei prossimi anni. I dati registrati in questi ultimi anni mostrano che il cambiamento climatico sta già avendo un impatto negativo anche sulle foreste dell'Appennino al punto che risultano quanto mai urgenti azioni per aumentare la resistenza e la resilienza delle nostre foreste agli effetti negativi del cambiamento climatico. E su questo fronte il parco nazionale ha avviato ben 5 diversi progetti in collaborazione con alcune Università italiane e Centri di Ricerca. 
Tuttavia, se da un lato le foreste dell'Appennino sono ecosistemi minacciati dal cambiamento climatico, dall'altro, contribuendo all'assorbimento della CO2 atmosferica, assumono un ruolo chiave nella mitigazione dei mutamenti del clima. 
Sono certamente la nostra Amazzonia, ma la quantità di Carbonio "stoccato" negli ecosistemi forestali varia in funzione della loro gestione e quindi delle modalità di esecuzione delle utilizzazioni forestali. 
Le faggete appenniniche possono infatti fungere da importanti depositi stabili (sink) di CO2, ma anche da sorgente (source) di anidride carbonica in ragione della loro gestione più o meno attenta, contribuendo, nel caso di una gestione errata, addirittura al riscaldamento globale, essendo le stesse fonte di gas clima alteranti (ad e.: perdita di "C" a livello di suolo). 
Per questo abbiamo certamente bisogno di una gestione più responsabile delle nostre foreste e perciò più attenta, rispetto al passato, alla "conservazione dello stock di carbonio". 
Parco nazionale, Università di Parma, Consorzi forestali e aziende/cooperative forestali si sono alleati per sperimentare una gestione attiva delle foreste ai fini della loro certificazione in termini di qualità e di efficacia nella strategia del sequestro del Carbonio dall'atmosfera nella speranza di dare un contributo e di  inserirsi nel mercato della contabilizzazione (certificazioni volontarie) e dello scambio di quote di carbonio secondo i principi del protocollo di Kyoto. 
"Il Progetto rappresenta un approccio innovativo alla gestione delle foreste - dice Willy Reggioni , responsabile del "Centro Uomini e Foreste" - e quindi una prima opportunità per contribuire al miglioramento di un settore che sino ad ora ha mostrato molto più interesse a quello che si poteva "ricavare dal bosco", ma che al momento è sprovvisto di linee guida elaborate sulla base di un rigoroso approccio sperimentale e attento a quanto invece occorre "rilasciare in bosco" per un efficace contributo alla strategia di contrasto al cambiamento climatico. 
Obiettivi generali e specifici 

Nel contesto generale sopra descritto, il presente piano ha l'obiettivo generale di monitorare le variazioni degli stock di carbonio (C stock change) in foreste appenniniche gestite con tradizionali finalità produttive verificando sperimentalmente l'efficacia di specifici interventi selvicolturali affinché, in fase operativa e di utilizzo, siano massimizzate le funzioni di sequestro e stoccaggio di carbonio, sia in termini di legno che al suolo, in una prospettiva di trasferimento e quindi replicabilità di buone pratiche gestionali su area vasta. 


 
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